L’uomo dai riflessi dorati siede a capo di una lunga tavolata, quando all’improvviso tutti si alzano e dichiarano urlando che in quel posto non si può mangiare per via delle vespe. Vespe gigantesche e in quantità intollerabile, che ronzano sulle insalate di mare e sui bicchieri generosamente pieni di bianco nettare degli dei, danzando ritmiche anche intorno alla figura abbronzata del capotavola.
L’uomo dai riflessi color oro è l’unico che non si alza e mantiene la calma.
Con pazienza comincia, con un piatto di plastica, a schiacciarle una ad una… due… tre…
La Venere Chiara è seduta di fronte a lui e lo guarda chiedendosi se l’intento di quell’uomo sia solamente fare l’eroe o se veramente non ha alcuna paura delle vespe.
Per non continuare a fissarlo, per distogliere l’attenzione dalla sua impresa e da quel terribile massacro (altre cinque, sei, sette vespe schiacciate violentemente sul tavolo e poi gettate a terra velocemente), la Venere Chiara porta gli occhi sotto al tavolo, per incontrare le belle gambe abbronzate dell’uomo… L’uomo dai riflessi dorati indossa solo uno dei due sandali mentre l’altro piede è abbandonato incurante sopra al secondo, come fosse un elemento estraneo…
Ad un certo punto, però, l’uomo dorato sembra accorgersi dello sguardo di Venere e alza gli occhi, sereno e, gentilmente sorpreso, su di lei. E’ stato lì che la Venere Chiara ha scoperto il sorriso azzurro dell’uomo dai riflessi dorati. Il piatto è rimasto a mezz’aria e forse la vespa cui era destinato il colpo, ha fatto in tempo a fuggire, c’è stato un silenzio azzurro, in cui vespe, commensali, bambini e persino il mare, si sono fermati, come congelati nel tempo, e l’uomo dai riflessi dorati ha sorriso alla Venere Chiara, ha fermato il mondo per regalarle il sorriso più spontaneo e cristallino che lei avesse mai visto. Un sorriso lento, che si è lasciato bere intero, tutto d’un fiato, dal piccolo accenno della sua nascita, sotto la lieve curva all’angolo delle labbra, alla grandezza di tutta la sua estensione e del suo splendore.
Qualcuno lo prende in giro dicendogli che deve avere il miele addosso perché le vespe vanno tutte su di lui, e una donna, che deve essere la moglie, commenta con asprezza che sì, persino le vespe vanno tutte su di lui, deve trattarsi proprio di miele!
La moglie è gelosa.
Quasi subito, il Principe Miele, dai riflessi doratati e dal sorriso azzurro, si mette un paio di occhiali scuri, per far pari con la Venere Chiara che gli occhiali se li mette a specchio. Per potersi entrambi guardare, sapendo entrambi di farlo, ma senza lasciarlo intendere ad altri, nemmeno alle vespe.
La Venere Chiara l’ha poi visto di nuovo, il Principe Miele, cammina solamente sulla banchina, dove le sue stampelle possono reggerlo senza fargli perdere l’equilibrio, raggiunge la moglie e la figlia con calma e solennità e con un sorriso che non smette mai di essere azzurro e bellissimo.
Ieri, il Principe Miele ha visto la Venere Chiara arrivare in spiaggia. Il Principe Miele stava seduto sulla gradinata di pietra, tenendo a lato le stampelle. La moglie ancora non c’era e lui si è preso tutto il tempo e la calma necessari per mantenere lo sguardo rivolto al chiarore riflesso dalla Venere stesa al sole. Il tempo per percorrerle i fianchi con gli occhi, che avrebbe voluto farlo con le dita, ma era troppo lontano e le gambe non rispondono, e le stampelle affondano senza pietà nella sabbia molle, e non rimaneva altro che riflettersi il sole l’un l’altra, guardarsi di nascosto tacendo l’anima.
La Venere Chiara avrebbe voluto raggiungerlo e chiedergli di sorriderle, di guardarla ancora con tutto quel miele e tutto quell’azzurro sgargianti, accecanti, sotto quel sole violento del sud.
Ma non si poteva, la spiaggia era affollata di gente scura, ombre nere e cattive.
L’ha visto ieri, mentre con le sue stampelle cercava faticosamente di risalire la scalinata di pietra, il Principe Miele, con i suoi arti paraplegici, e quell’oro sulla pelle e nel sorriso, azzurro come il mare, con la moglie gelosa e le vespe golose, che lo seguiranno sempre, ovunque, tutti.
L’ha visto per l’ultima volta.
Siculiana, 21 luglio 2003
