Lo Stato di Dio di Silvia Di Giacomo 27/03/2018

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Ho avuto l’onore e il piacere immensi di leggere questo testo in una sorta di “anteprima” dal titolo discutibile ma, mi dicono, imprescindibile: 2031. Amore peccaminoso, pubblicato dall’autrice in altra collana e con altre caratteristiche.

Certo, dal punto di vista del mercato editoriale il titolo è azzeccatissimo, dovrebbe portare (ma questo solo l’editore ce lo potrebbe confermare) a molte vendite. E se lo meriterebbe, nonostante questo titolo che io continuo a ritenere inopportuno.

Non tanto per il titolo in sé, quanto perché stride in modo clamoroso con la densità umana di questa narrazione.

Partiamo dal principio. Silvia Di Giacomo nasce come Leonarda Morsi e come scrittrice di erotici. Ora, io vorrei evitare di aprire una lunghissima e oziosa  parentesi sul mondo della narrativa erotica contemporanea, semplicemente fidatevi di me, del fatto che qualcosina ne so e che posso senza nessuna esitazione sostenere che la scrittura di Leonarda è toccata dal divino, anche nell’erotico.

Ma 2031 non era nato come erotico. Era nato come romanzo distopico in cui si inserivano, necessariamente, vista la trama, anche storie d’amore e di erotismo; ma per il semplice fatto che l’erotismo è parte integrante della nostra vita, come lo è mangiare, respirare, pensare, esistere.

L’editoria contemporanea però ha bisogno di argomenti convincenti per lettori che per lo più sono (o sono ritenuti) sciocchi e/o allocchi. Quindi questo libro ibrido, un po’ distopico, un po’ erotico, non avrebbe trovato collocazione.

Dunque è stata fatta una doppia operazione: da un lato 2031. Amore peccaminoso, di Leonarda Morsi, edito da Pizzo Nero, e dall’altra Lo Stato di Dio, di Silvia Di Giacomo, edito da Foschi.

Mentre nel primo i personaggi, grazie alla maestria di Leonarda, sono profondamente tridimensionali, e le caratteristiche psicologiche si giocano su piani diversi che si completano a vicenda come i pezzi di un puzzle, nel secondo, la parte politica, sociale e distopica ha molto più spazio ed è molto meglio organizzata e sviluppata.

In breve, per quanto mi riguarda, sarei stata più felice se Lo Stato di Dio avesse potuto godere di tutti questi elementi insieme, avrei preferito che l’editore avesse puntato su un pubblico di lettori più consapevoli, meno sciocchi, più esigenti, più colti e intelligenti. Almeno abbastanza da comprendere quello che Silvia ci propone.

Ma veniamo al libro (e, perdonatemi, ma io mi riferisco, da ora in poi, ad entrambi i testi come fossero uno).

Abbiamo detto che è una distopia, quello che non abbiamo detto, ma che si evince da parte del titolo della prima versione, è che è una distopia costruita su un futuro veramente prossimo.

È una distopia che spaventa proprio perché parte da presupposti reali, già esistenti e che viviamo ogni giorno nel quotidiano. Mentre lo si legge non si può fare a meno di pensare che potrebbe accadere veramente e questo pensiero non molla il lettore mai, lo tiene inchiodato lì, con quel terrore, fino all’ultima pagina.

Davvero pensiamo che non sarebbe possibile immaginare un’Europa con le periferie trasformate in favelas che servono da rifugio a una quantità di migranti che i vari Stati europei non saranno più in grado di integrare e gestire?

Davvero pensiamo che l’Italia, cattolica, bigotta e ancora fascista (sì, ancora fascista) non potrebbe reagire con un colpo di Stato organizzato dalle falangi più potenti e sotterranee della Chiesa?

In questo quadro si muovono alcuni meravigliosi personaggi che vivono storie d’amore rese praticamente impossibili dalle nuove leggi pontificie.

Ci sono momenti cupi, un cui torna alla memoria, come un rigurgito di sottofondo, la triste storia della Valery di V per Vendetta, giusto un attimo, quel tanto che basta per farvi capire quale brutto clima si respira in questa realtà immaginata da Silvia e davvero poco, pochissimo, distante dalla concreta possibilità di realizzarsi.

Qui mi occorre fare una precisazione, il consulente legale di Silvia che è stato suo consulente per poter costruire una realtà giuridica credibile, ci rassicura che in Italia, con la splendida Costituzione che ci hanno regalato uomini di cultura e spessore come temo non ne avremo

mai più, tutto quello che Silvia prospetta sarebbe praticamente impossibile. Quindi tranquillizzatevi. Voi. Se ce la fate. Io rimango dell’idea che tutto quello che Silvia ha scritto potrebbe accadere da un momento all’altro, nonostante le rassicurazioni del suo consulente.

Potrei a questo punto fare un cenno ai vari personaggi, che sono tanti e tutti interessanti e funzionali allo sviluppo della trama, ma lo trovo inutile. Inutile perché spero che chi mi legge in questo momento abbia l’apertura mentale necessaria a immaginare coppie gay, coppie miste, coppie con separazioni e divorzi alle spalle, l’immaginazione per supporre che possano nascere fortissimi legami di amicizia e supporto tra genti di diverse nazioni e culture. Scopriteli da soli i personaggi, sarà più divertente.

Quello che colpisce di questa storia, come già detto, è più che altro la assoluta plausibilità, ma non solo.

Ho apprezzato molto, e mi ha quasi divertita, questa specie di legge del contrappasso per cui milioni di italiani che ad oggi criticano aspramente il mondo arabo in quanto incapace di separare lo Stato dalla Religione, sarebbero (e sono sicura che lo sarebbero davvero) capaci di accettare le stesse condizioni di abolizione della laicità dello Stato e della libertà della persona purché questo avvenga sotto una bandiera religiosa che considerano accettabile.

È assurdo, verosimile e terrificante.

Ed è coraggioso. Silvia ha messo in campo temi scottantissimi. Questo libro meriterebbe molta attenzione e parecchio successo, meriterebbe di essere letto da tutti, di essere letto nelle scuole, di essere regalato alle biblioteche. La gente deve capire cosa stiamo rischiando, quale potrebbe essere una delle possibili conseguenze dei nostri atteggiamenti di chiusura e di ancoraggio a retaggi medievali, oscurantisti, e, permettetemi, trogloditi, come la religione.

Brava Silvia!

E brava Leonarda!

Ombre di vetro di Fabio Mundadori 21/02/2018

Fabio Mundadori presenta il suo nuovo romanzo “Ombre di vetro”

Ombre di vetro. Bologna non muore mai : Mundadori, Fabio: Amazon.it: Libri

Lo scorso mercoledì 21 febbraio, presso la libreria Ubik Irnerio a Bologna, si è tenuta la première della nuova uscita del pluripremiato giallista Fabio Mundadori. La serata, ricca di pubblico, ha visto l’autore parlare del secondo volume della sua trilogia “Bologna e la morte”, intitolato “Ombre di vetro – Bologna non muore mai” sotto la sapiente mediazione di Luca Occhi, altro celebre autore, e della ironica Chiara de Magistris. Ad arricchire la serata tre letture, interpretate in maniera magistrale da Debora Pometti, accompagnata dal blues live del musicista Romano Romani.

Venendo al libro, in esso si racconta di un’anima malvagia che uccide donne incinte, assassinii talmente efferati da guadagnarsi con un’unica citazione l’intera quarta di copertina:

Ombre di vetro. Bologna non muore mai : Mundadori, Fabio: Amazon.it: Libri

Mundadori stesso afferma che l’ossessione del killer sta proprio qui, nel togliere alle sue vittime la speranza del futuro prima che questo si concretizzi. Infatti nel suo preciso modus operandi uccide i feti e solo in seguito le madri, annientandole nello spirito prima che nel corpo.

L’indagine è condotta dall’ex ispettore Naldi, ora investigatore, che non mollerà la presa e non perderà la speranza fino alla conclusione della vicenda, perché nonostante sia stato espulso dalle Forze dell’Ordine, lui non si piega mai. Parallelamente alla trama si dipana, come fosse uno dei protagonisti, la vita di una Bologna segnata profondamente da un attentato che permea ogni minuto della sua storia recente, ogni attimo della vita di chi c’era o di chi ne ha saputo in seguito. Non a caso Nardi stesso è un sopravvissuto e porta a molti anni di distanza le conseguenze psicologiche del tragico evento.

Molte sono state le domande rivolte all’autore: si è parlato del ruolo fondamentale delle donne nel romanzo, viste come colleghe, amanti, madri e vittime. Così pure non è mancato un approfondimento sull’evoluzione dei personaggi nello sviluppo della trilogia.

Interessata la partecipazione del pubblico che ha posto vari quesiti, tipo il metodo adottato per evitare che personaggi seriali diventino ripetitivi e noiosi – dico solo quel che serve, probabilmente diverso da quel che mi è servito spiegare nei libri precedenti – o le scelte stilistiche per tenere viva la tensione. A questa domanda Mundadori ha dato la perfetta risposta da manuale di scrittura, dimostrazione una volta di più della sua preparazione teorica oltre che del suo talento, ribadendo i concetti di distrazione e rivelazione.

Poi la più temuta di tutte, quella che ogni autore sa che sentirà fare: cosa c’è di te nei tuoi personaggi? Fabio non si nasconde dietro frasi fatte e ammette “candidamente” che in ogni sua creatura c’è qualcosa di lui.

Nei malvagi si sublimano le pulsioni negative , il male che ognuno di noi ha in sé, mentre nei  buoni si riflettono le proprie virtù o quelle che si vorrebbero avere. Dopotutto un libro è come un sogno e – citando Tom Waits, come ha fatto Luca Occhi in quel momento – you’re innocent when you dream.

A chiudere l’interessante chiacchierata qualche parola sulla collana che ospita la sua trilogia, la #Comma21 (Damster Edizioni) che sta diventando un piccolo caso nel panorama della letteratura di genere in Italia. Oltre che autore di punta infatti Mundadori ne è anche direttore di collana. Ci ha raccontato come una piccola realtà di un editore indipendente in un anno e mezzo dalla creazione sia ormai nota e presenti romanzi di tutto rispetto. A guidare la selezione solo un criterio: che i libri presentino storie che meritano di essere raccontate. Quindi una scelta di qualità, che tende a evitare logiche di mercato o sensazionalismi per privilegiare scritti narrativamente interessanti e originali.

Quindi posso confermare che la presentazione è stata decisamente interessante e che il libro, dedicato e autografato, io me lo sono portata a casa avendo apprezzato molto anche il primo della serie, intitolato “L’altra metà della notte – Bologna non uccide”.

Romanza Noir 18/12/2017

Laura Massera

Il 18 dicembre scorso, 2017, nella splendida cornice del Teatro Comunale di Modena Luciano Pavarotti, si è svolta la seconda importante presentazione di Romanza Noir. Il primo fu un incontro tenutosi il 4 dicembre al Pavarotti Milano Restaurant Museum di Milano, appunto.

L’opera è stata proposta, fortemente voluta e curata dal bravissimo Maurizio Malavolta – noto giornalista modenese, ex direttore della TV locale TRC nonché recente e promettente, scrittore di gialli – per la collana Comma21 di Damster Edizioni, curata da Fabio Mundadori.

Ma vediamo bene di cosa si tratta.

Alla presentazione, seppur oberata di impegni familiari e non, ha presenziato anche Nicoletta Mantovani che gestisce giustamente e in modo superbo le volontà del Maestro modenese.

Innanzitutto va detto che la pubblicazione è stata possibile grazie al patrocinio della Fondazione Luciano Pavarotti alla quale saranno devoluti i diritti d’autore ricavati dalle vendite del volume con lo scopo di aiutare i suoi allievi, e più in generale i giovani che si affacciano al canto lirico, a trovare opportunità per farsi ascoltare e conoscere.

Nicoletta Mantovani, che ha apprezzato molto e sostenuto il progetto ci dice: «Questo libro e l’idea del giallo legato alla sua figuragli sarebbero piaciuti perché amava il genere. Avrebbe apprezzato anche il fatto che gli autori sono in parte di Modena, la sua cittàAnche a me è sembrato un bel progetto, innovativo e di cui non avevo sentito parlare prima. Molte storie raccontate, inoltre, richiamano il cibo, la cucina e la convivialità, situazioni che hanno contribuito a comporre il fil rouge della sua vita. Il Ristorante che abbiamo creato a Milano, e che sta andando molto bene, vuole proprio fare conoscere un pezzo della Modena tanto cara a Pavarotti».

Noi di Echidna Editing, che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di fare l’editing del testo, vi possiamo dire alcune cose in più; intanto tutte, o quasi, le storie sono ambientate a Modena, e moltissime quelle scritte da autori modenesi, quindi vi è un fortissimo legame col territorio, cosa che Big Luciano avrebbe apprezzato molto; poi, pur trattandosi di storie gialle o noir, il clima generale, creato dalla maestria scrittoria di Maurizio Malavolta è molto leggero e giocoso. Ne troverete alcuni molto toccanti, altri dai tratti quasi onirici, altri decisamente thriller, ma tutti hanno, in un modo o nell’altro, più o meno fantastico o fantasioso, inserita la figura di Pavarotti.

Ma non è un’antologia nel senso classico del termine, perché appunto Malavolta, ha saputo costruire una storia attorno alle storie, sempre, ovviamente, con il Maestro a far da guida alla sua creatività a al suo amore per questo personaggio così importante per i modenesi ma anche per gli italiani tutti. Un simbolo che ha saputo connotare ancora una volta la nostra nazione come culla di bellezza e armonia.

Vi invito ad ascoltare l’editore Massimo Casarini, il Responsabile di Collana Fabio Mundadori, il curatore della collana stessa nonché autore di uno dei racconti e della storia che fa da legante, Maurizio Malavolta nonché alcune delle brevi pièce teatrali, tratte proprio dal libro, che hanno accompagnato tutta la presentazione.

Buon divertimento e, ci auguriamo, buona lettura.

Ah! Una precisazione: la copertina sembra viola, ma come sapete il viola in teatro non è mai molto benvisto, quindi non cadete nell’errore di crederla viola e concentratevi molto, in realtà si tratta di blu elettrico!

Questo il link per ordinare il libro direttamente dall’Editore senza spese di spedizione.

“ROMANZA NOIR”- Damster Edizioni
Autori Vari , 288 pagine
Prezzo: € 14,00
Codice ISBN: 978-88-6810-321-7

A presto!

Laura Massera