6 aprile 2009
LE DUE SCATOLE![]()
La Perfezionista si era tirata su a sedere, lisciandosi la gonna. Aveva i capelli spettinati (ma in maniera perfetta). Lo fissò a lungo. Lo baciò tenendo gli occhi aperti. Un bacio durato così tanto che Tom non sapeva più dove finivano le sue labbra e dove cominciavano quelle di lei. Poi la Perfezionista si alzò. Puntò il telecomando verso il televisore e lo spense. Cercò la mano di Tom e gliela strinse. Salirono al piano di sopra, Tom sempre un gradino indietro che si sforzava di non fissarle il sedere. Continuavano a tenersi per mano. Tom avrebbe voluto avere il palmo meno sudato. Arrivati in cima alle scale, si diressero verso la camera da letto. Erano passati appena tre giorni dal loro primo bacio, eppure non era la prima volta che Tom entrava in quella camera. Era già successo poco meno di un mese prima. Un mercoledì notte. Erano stati tutti e due alla festa di compleanno di Orecchio, avevano bevuto e si erano trovati a tornare a casa assieme. Sulla porta di ingresso lei lo aveva invitato a salire. Tom aveva accettato. La Perfezionista non era stata con nessuno dopo aver lasciato Ipno. Il sesso con lui era stata un’esperienza perfetta, ma la perfezionista lo dava per scontato, in un rapporto. Tom le piaceva, era sicura che sarebbero diventati buoni amici, ma niente più. Non sapeva se la loro amicizia sarebbe sopravvissuta all’avventura di una notte, ma in quel momento si sentiva senza freni e l’aveva portato direttamente in camera. La Perfezionista aveva spinto Tom sul letto. Gli aveva sfilato la camicia. Gli aveva sfilato scarpe e calze. Gli aveva sfilato i pantaloni. Gli aveva sfilato i boxer. Con gli altri ragazzi la Perfezionista si sarebbe fermata qui. Ma quella volta no. Si sentiva sempre senza freni. Gli aveva sfilato la pelle. Glia veva sfilato il sistema nervoso. Glia veva aperto la gabbia toracica. Aveva preso in mano il suo cuore pulsante. E nascosto sotto ci aveva trovato un cofanetto dorato. L’aveva aperto e dentro c’erano le speranze di Tom, i suoi sogni e le sue paure. Ne era rimasta incantata, sorpresa di trovarli lì e affascinata dalla loro bellezza. Era stato in quel preciso momento che la Perfezionista si era innamorata di Tom. Aveva rimesso a posto il cofanetto, la pelle e i vestiti. E lo aveva abbracciato. La Perfezionista stava ripensando a quel momento, mentre, circa un mese dopo, si avvicinavano di nuovo alla camera da letto. Sulla soglia Tom accennò ad entrare. La Perfezionista no. Tirò dritto lungo il corridoio. In fondo c’era una stanza che Tom non aveva mai notato prima. La porta era chiusa. La Perfezionista gli lasciò andare la mano, aprì la porta e accese la luce. Dentro la moquette era logora e sbiadita, e dalle pareti in cartongesso spuntavano dei chiodi. Al centro della stanza c’erano due enormi scatole di cartone, con cui si sarebbero potuti imballare due congelatori. Su quella di sinistra, nella grafia della Perfezionista, c’era scritto AMICIZIA. Su quella di destra, con la stessa grafia, c’era scritto AMORE. Non c’erano altri oggetti nella stanza. Tom guardò la Perfezionista. La Perfezionista ricambiò lo sguardo. Tom si girò verso le scatole e poi di nuovo verso la Perfezionista. Si grattò la testa. – Allora? – chiese la Perfezionista. Tom la guardò, poi spostò gli occhi sulle scatole e infine di nuovo su di le. Ancora non capiva. – Quale scegli? – chiese lei. E con un gesto suggerì che doveva entrare in una delle due scatole. Tom si inoltrò nella stanza fermandosi in mezzo alle due scatole. Guardò quella con la parola AMORE e poi quella con la parola AMICIZIA. Non gli ci volle molto a decidere. Si avvicinò risolutamente alla scatola con la parola AMICIZIA. L’afferrò, la sollevò e la inserì nell’altra. Poi si voltò, prese in braccio la Perfezinista e l’adagiò dentro le scatole. Infine ci saltò dentro anche lui. Al mattino delle due sctole non rimaneva molto.


