Echidna incontra Dario Buratti alias Colpo Wexler

Oggi intervistiamo Dario Buratti, alias Colpo Wexler per addentrarci sempre più nel significato di realtà virtuale e di come questa possa essere utilizzata per fare arte.

Non vi anticipiamo nulla, leggete l’intervista con noi e deciderete se incuriosirvi oppure no.

Echidna: Come preferisci che ti chiami? Colpo o Dario?

Dario: Come preferisci, Dario va bene.

Echidna: Facciamo Dario, visto che siamo (quasi) fuori dal virtuale e ti chiedo, a tal proposito chi sono Dario e Colpo e che differenza c’è tra l’uno e l’altro senza dilungarti troppo, tanto ti assillerò di domande. Dimmi pure.

Dario: Sono due immagini, l’una è il riflesso dell’altra, in mezzo c’è uno specchio che come una membrana riflette due realtà: Colpo è Dario che è diventato l’immagine nel suo specchio…

Echidna: E si sa che gli specchi riflettono…

Dario: …e siccome oltre quello specchio tutto è possibile…allora lui si è messo a creare nuovi universi. Come diceva Kant “datemi della materia e io con essa costruirò un nuovo mondo”.

Echidna: Be’, ecco, appunto, Colpo per creare universi però, da quello che so, attinge dall’esperienza e dalle conoscenze di Dario, (uccellini dicono che sei architetto, è vero?). Cosa utilizza delle abilità di Dario, il nostro Colpo?

Dario: Ha studiato Scenografia a Brera e da qualche decennio si occupa di creatività digitale.

E Colpo sfrutta questi studi e questa esperienza in un mondo in cui tutto è possibile, a partire dalla mancanza di gravità. Quindi è giusto affermare che Dario lavora solo nei mondi virtuali?

Echidna: ah ecco svelato il mistero.

Dario: Si è giusto…

Echidna: Che tipo di virtuale, solo Second Life o anche altre realtà?

Dario: Second Life è per così dire la piattaforma professionale, tuttavia la vera sperimentazione la sto facendo su Sansar assieme ad altre persone che si occupano di realtà virtuale.

Echidna: Sono stata una volta sola su Sansar ma credo sia troppo pesante per la mia attrezzatura informatica. Quindi andiamo con ordine. Cosa crei in Second Life e che regole ti dai, se ne hai, e qual è il tuo obiettivo primario?

Dario: Su Second Life ho da anni uno showroom in cui vendo edifici ed accessori ma in principal modo realizzo progetti custom, generalmente commerciali. Mi sono specializzato nella realizzazione di negozi e aree di intrattenimento. Realizzo anche regioni intere. Il mio obiettivo primario è quello di raggiungere livelli sempre più alti di professionalità le quali consentono anche di conseguire guadagni più alti.

Echidna: Hai uno stile specifico che rende tuo lavoro riconoscibile al primo colpo d’occhio?

Dario: Si, diciamo stili differenti e a volte ibridi – in generale tutti vicini allo stile minimalista – la sperimentazione è importante. Second Life è interessante anche perché è un laboratorio di linguaggi estetici diversi ovviamente tutti orbitanti attorno al lifestyle dell’avatar.

Echidna: Hai un mentore? Una fonte di ispirazione? Architetti a cui ti ispiri?

Dario: Si diciamo che spesso mi ispiro a edifici esistenti ma tendo sempre a elaborarne la forma per creare qualcosa che esprima me stesso. Sicuramente per quanto concerne il tipo di modulazione degli elementi di alcuni edifici in passato mi sono ispirato a Santiago Calatrava e per quanto riguarda gli ibridi organici adattati a SL (Second Life n.d.r.)  a volte a Zaha Hadid ma anche a molti altri.

Echidna: Cosa concede la realtà virtuale, dal punto di vista artistico, che la realtà reale (scusa il gioco di parole) non concede? Cosa ti diverte tanto nel virtuale?Immagina di doverlo spiegare a chi non ci ha mai messo piede.

Dario: La sua mancanza di inutili costrutti o di vincoli estetici legati al passato — ciò che mi diverte è la possibilità di manipolare lo spazio a mio piacimento e che questo spazio diventi immediatamente qualcosa di “vivibile”

Qualcosa di attivo…qualcosa in cui sviluppare modelli validabili dalla cultura del design e dell’arte in senso completo.

Echidna: Riesci a far apprezzare i tuoi lavori anche fuori dal virtuale?

Dario: Ti rispondo con una domanda: Secondo te il Virtuale ha appeal in certi ambienti della vita reale?

Echidna: Mah forse a chi piace la fantascienza e il fantastico in generale.

Dario: Alla fine dipende da cosa realizzi. Voglio dire: io non produco grafica, fotografia o pittura… io produco spazi di esperienza diretta quindi è essenziale l’esperienza.

Echidna: Parli di esperienza, e qui andiamo quasi sul filosofico: secondo te l’esperienza del virtuale ha valore nella crescita dell’individuo quando l’esperienza reale o no?

Dario: Anche al mondo dell’arte e del design il virtuale piace molto, voglio dire, se realizzo una galleria d’arte questa diventa un’incubatrice di esperienze d’arte il design della struttura è solo una fase; la sua funzione, come nell’architettura reale, è quella di avere una funzione pratica, di avere un uso pratico.

Echidna: Per chi conosce Second Life è chiarissimo, lo è meno per chi non conosce la realtà virtuale

Dario: Certo hai perfettamente ragione. Immaginiamo dunque di poter indossare un visore (in Sansar) e di poter entrare in una galleria d’arte virtuale e partecipare direttamente ad una mostra di Barry William Hale: quella di visitare e partecipare è di fatto un’esperienza del tutto reale. La mia funzione è stata quella di realizzare la struttura e di fare in modo che questa diventi di fatto attiva, la mia creatività si svolgerà anche nell’allestimento della mostra stessa (che per ora è solo un’idea, ma siamo seriamente intenzionati a farla diventare realtà).

Echidna: Bello! molto bello. Parliamo di Colpo un attimo: Colpo ha una vita su Second Life indipendente dal lavoro di Dario o è solo uno strumento?

Dario: Colpo è un solitario creativo che gestisce il proprio ruolo solo a livello professionale – la gente mi conosce come builder e io interpreto il builder, non ho più vita sociale…

Su Sansar è diverso.

Echidna: Raccontaci di Sansar.

Dario: Sansar la uso come piattaforma accreditata a sostituire alcune funzioni “reali”. La settimana scorsa ho avuto una riunione con persone non frequentatrici dei mondi virtuali proprio in Sansar quindi invece della call in Skype abbiamo parlato di lavoro seduti su comode poltroncine nella art factory che sto per presentare.

Non faccio follie sui mondi virtuali. Quando ero più giovane era diverso

Echidna: Art Factory su Sansar, dico bene?

Dario: Sì, DOGMA Vr Factory

Echidna: vedrò di reinstallare Sansar e di cercarti, ma l’ho trovato molto difficile.

Dario: Ci vuole una macchina mediamente potente.

Lì stiamo facendo cose interessanti, o meglio, che secondo me sono interessanti.

Echidna: Parli sempre al plurale quando citi Sansar, perché?

Dario: Perché siamo in quattro.

Echidna: Per utilizzare Sansar è necessario un visore?

Dario: No, puoi entrare anche via desktop come SL.

Echidna: Ma immagino sia molto diverso.

Dario: Estremamente diverso, assolutamente iper realistico e credibile.

Echidna: Non si rischia di alienarsi del tutto dalla realtà?

Dario: Cosa intendi per alienarsi? Da quale realtà?

Echidna: Di diventare schiavi della vita virtuale rispetto a quella reale * rido * appunto.

Dario: Tu dici di passare da uno stato di schiavismo ad un altro?

Echidna sorride.

Dario: Esatto so che comprendi perfettamente cosa intendo.

Echidna: Spieghiamolo a chi ci legge.

Dario: Che io sono di Milano ma non mi alzo la mattina alle 7:00 per prendere la metropolitana e arrivare trafelato in ufficio, per passare 8 ore di lavoro e tornare a casa, cenare, guardare la TV e andare a letto per 280 giorni identici all’anno; non avendo il problema di andare in ufficio mi sono trasferito in costiera amalfitana. Qui mi alzo anche alle 5:30, lavoro a progetti creativi che mi soddisfano, verso le 14:30 esco e vado nei boschi fino a raggiungere la vetta delle colline e lì mi fermo a osservare il golfo di Salerno

Echidna: questa la chiamo libertà.

Dario: Poi torno, metto il visore, e studio come potrebbe venire allestita la mostra di Barry William Hale che se riusciamo useremo come mostra pilota nella nuova factory sperando che vada tutto bene e che questo possa piacere alla gente. E che un giorno tutto ciò che facciamo possa essere riconosciuto da qualcuno come esteticamente pregevole.

Echidna: Dici “piacere alla gente”, ti chiedo, quale gente? Quella che frequenta Sansar e basta o credi che possa esserci un ponte col mondo esterno?

Dario: No non conto sulla popolazione di Sansar, conto sul portare gente esterna, semplicemente gente interessata alla realtà virtuale e all’arte in Virtual Reality.

Echidna: Questo mi interessa trasmettere: si può fare arte nella realtà virtuale perché consente modi e sistemi che il reale non consente, quindi può essere un’arte che va oltre, non tangibile forse ma estremamente affascinante, è così?

Dario: In realtà io intendo fare esporre solo artisti reali o fare esposizioni di design multipiattaforma. Ad esempio lo stesso prodotto di design può essere presentato in Real Life, o stampato con stampanti 3D o visto sul web come presentazione social o in Realtà Virtuale. La parte virtuale è lo spazio della factory.

Echidna: Coinvolgere il mondo esterno quindi in qualche modo.

Dario: Sì, certo Stex Auer uno dei miei collaboratori nonché amici ed è il fondatore di un gruppo di guru digitali (i digital guys) che operano all’interno del mondo del design e delle nuove tecnologie a Milano.

Echidna: Ah però!

Dario: Gianluigi Perrone invece è un regista che fa cinema in Realtà Virtuale a Pechino ed è la persona che ha ispirato il modello estetico della factory scrivendo un libro intitolato Realtà Virtuale in cui esprime in modo assolutamente nuovo e puntuale il tema dell’immersività.

Echidna: Interessantissimo.

Dario: Si vero… sono persone assolutamente illuminanti.

Echidna: Bene, le ultime due o tre domande poi ti libero.Pensi che pian piano lascerai Second Life?

Dario: Questa è solo una questione legata al vil danaro. Su SL si lavora benissimo e il trend di sviluppo è indubbiamente in crescita. Mi piacciono le nuove esperienze ed eventualmente quando saranno maturi i tempi magari semplicemente passerò su altre piattaforme. Premesso che Second Life è una pietra miliare per tutte le piattaforme in realtà virtuale

Echidna: Usi blender o qualcosa di più sofisticato per creare le tue opere?

Dario: Uso Blender per la modellazione e gli editor interni ai mondi virtuali – L’editor di SL su SL, quello di Sansar su Sansar, e Unity su Sinespace quando capita

Echidna: quello di SL è un po’ datato ormai…

Dario: Quello di SL è una bestemmia dal punto di vista della modellazione , tuttavia siccome ci vuole una competenza specifica per averci a che fare, è richiesta la presenza di chi ci ha speso lacrime e sangue per inventare procedure di lavorazione.

È una piattaforma empirica.

Echidna ride.

Dario: Ma la sua forma empirica è una matrice. Per tutti i mondi virtuali di fatto si tratta di creatività empirica

Echidna: Ti chiederei se hai progetti futuri ma credo che quello di Sansar sia già un progettone quindi ti vedremo lì.

Dario: Sì, certo quello è il progetto dei prossimi mesi, credo sia un buon esperimento poi vedremo.

Echidna: Be’, siamo curiosi, ti ricontatteremo magari più avanti così ci dirai.

Dario: Ma certo volentieri.

Echidna: Grazie intanto e buona serata.

Ecco il portfolio di Colpo Wexlerhttps://www.flickr.com/photos/colpowexler/

Chianciano Terme: Never GIve Up!

 

Sono seduta in seconda fila e la presentatrice del concorso letterario invece di cominciare a chiamare i vincitori partendo dalle menzioni speciali per arrivare al primo premio, allarga le braccia e tace in un improvviso silenzio: dal fondo della sala voci si sovrappongono e vibrano parole di paura, speranza, rabbia, rinascita che ti salgono su per la schiena tra la pelle e i vestiti. Sono gli attori che leggono i racconti vincitori degli anni precedenti e si aggirano tra noi sussurrandoci stralci di opere passate. Abbiamo la pelle d’oca: come non condividere tutti quei sussurri, l’intensità dell’emozione?

Maggiolino-in-Piazza-Centrale-a-Chianciano

Si è svolta, lo scorso 5, 6 e 7 ottobre, nella preziosa cornice delle Terme di  Chianciano, in Toscana, la X premiazione per il concorso letterario nazionale Donna sopra le Righe, il cui presidente onorario è nientemeno, da sempre, Andrea Camilleri.

Carla-Baioletti-Prima-classificata-racconto-lungoConcorso finalizzato alla sensibilizzazione rispetto alla prevenzione per il cancro alla mammella e proprio per questo organizzato sempre in ottobre.

Non voglio usare molte parole perché preferisco lasciar spazio ai protagonisti: Pinuccia Musumeci, donna splendida, impegnata da vent’anni nella campagna per la sensibilizzazione e la tematizzazione sull’argomento ancora oggi fonte di forti tabù.

PINUCCIA MUSUMECI

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Laura Massera per Echidna Editing

Tu sei la presidente dell’associazione ONLUS IoSempreDonna, associazione che si occupa di, cito dal sito: 1) promuovere attività di informazione-prevenzione per il tumore al seno, 2) organizzare gruppi d’incontro tra soggetti affetti dalla stessa patologia per creare momenti di auto-aiuto 3) sensibilizzare le istituzioni e la pubblica opinione sui problemi che questa patologia tumorale reca con rilevanza anche sociale, e tante altre cose che non sto ad elencare perché è tantissimo. La prima domanda che ti faccio è, però, quale tra tutte le attività che fate è secondo te la meglio riuscita e quale invece necessita di più lavoro e sostegno.

 

Pinuccia Musumeci Presidente Associazione IoSempreDonna

L’attività che ha avuto maggiore riscontro è stata quella del sostegno psicologico che, dopo anni di attesa, perché inizialmente non capito dalle donne, è stato molto richiesto dalle donne stesse e dall’Azienda USL locale.

Più lavoro deve essere indirizzato all’informazione di chi ha ricevuto una diagnosi che spesso non conosce i propri diritti nella malattia: diritto all’eccellenza nella sanità (che non sempre è a portata di mano), nel lavoro… le donne affrontano la malattia, ma non sanno che dietro ad essa ci si porta un mare di problemi non strettamente collegati al tumore.

LM

Cosa pensi si potrebbe fare per potenziare questo aspetto?

PM

Lavorare sulla cultura.

Abbiamo fatto molto in 21 anni, ma le persone che si ammalano ora sono quelle che in questi 20 anni non hanno voluto sapere…

Il cancro, come sai bene, fa paura ed allora difficilmente ci si avvicina alla tematica se non sei coinvolta.

LM

Sì, anche se questa è una cosa che capisco poco: io se ho paura corro a controllarmi.

PM

Sì, ma se non sei malata, non ne vuoi sapere, e tante dopo, mettono sotto il mattone questa esperienza e non ne vogliono più sentir parlare.

LM

Vero, assolutamente vero, e credo che la paura a volte blocchi le persone, non siamo tutti uguali.

PM

Per la prevenzione: allestiamo il Knitting rosa, che è un messaggio colorato e sorridente, e come risultato abbiamo che nella zona c’è un’elevata adesione allo screening, una delle più alte della Toscana.

LM

Apriamo una parentesi, poi torniamo sul festival di Chianciano.

Parliamo di Pinuccia Musumeci ora, come ti descriveresti? Come descriveresti la tua vita, prima e dopo il cancro e prima e dopo l’Associazione?

PM

Persona riservata, timidissima che ha rivoluzionato la propria indole per comunicare con le altre su un argomento allora tabù, che ha messo a disposizione il suo tempo, la sua vita per dedicarsi all’obiettivo di cambiare la cultura della società sulla malattia e migliorare la qualità di vita delle donne in questo percorso.

LM

Ma sei consapevole di essere diventata un punto di riferimento fortissimo per molte donne e per molte associazioni?

PM

Mi meraviglio sempre, di essere conosciuta e riconosciuta, sono stupefatta del bene che sento circolare.

LM

Sì, lo immaginavo, vedendoti e conoscendoti, si vede che ti sorprendi sempre di quanto riesci a fare ed è una cosa bellissima di cui ti saremo sempre grate.

PM

Grazie.

LM

Senti, il Festival di Chianciano è un momento importante nel mese dell’anno dedicato alla prevenzione contro il cancro alla mammella; tu pensi che questa occasione letteraria aiuti davvero a diffondere la cultura della prevenzione o pensi che sia una cosa più finalizzata a donne che hanno già avuto una diagnosi per un confronto tra loro?

PM

Credo che al di là della scrittura come terapia, sia importante creare momenti di aggregazione per chi vive la malattia.

LM

Ecco sì, ho avuto quella sensazione, infatti.

PM

Ma anche parlare in modo corretto del Carcinoma mammario, ci sono tanti argomenti ancora sconosciuti ai più.

LM

Sì, lo immagino.

PM

Il Concorso Letterario è in fondo uno specchio della realtà, dal cancro piccolo al metastatico, al genetico…

LM

Ecco, dicci come ti è venuto in mente di organizzare un concorso letterario; accennavi alla scrittura come terapia.

PM

Perché 24 anni fa non trovavo chi ne volesse parlare con me.

LM

Deve essere stata dura.

PM

Ho provato, ma le risposte erano: quella donna è stata operata, ma non ne vuole parlare… e la mia paura aumentava, perché non potevo confrontarmi. Allora mi sono chiusa in casa e scrivevo, e dopo mi sentivo meglio.

LM

Chiaro, quindi è una cosa che è partita proprio dalla tua esperienza personale.

PM

Sì, c’erano state altre iniziative del genere su territorio nazionale, ma non avevano avuto seguito ed erano strutturate in maniera diversa.

Ci sono state anche dopo altre iniziative: hanno imitato anche il nome…

LM

Pensa te!

PM

Cerco di vedere il lato positivo: allora la nostra è una bella cosa!

LM

Lo è.

PM

[Sorride]

LM

Senti… come mai Camilleri si interessa alla nostra causa? Come è nato il sodalizio tra voi?

PM

L’ho conosciuto e gli ho presentato il progetto: ha subito creduto in noi e mi ha messo in contatto con Maria Luisa Bigai – sua allieva – per darci una mano a svilupparlo; lui ama la donna in tutte le sue manifestazioni. Intorno a lui sua moglie e le sue tre figlie

LM

E Luisa, che intervisterò domenica, spero

PM

Ti racconterà lei il suo bellissimo rapporto di alunna e di lavoro con Camilleri

LM

È una mia impressione o c’è la tendenza a premiare maggiormente i racconti ironici? Se sì perché?

PM

Il giudizio scaturisce da una giuria composta da persone che a volte neanche si sono mai viste: a loro arrivano gli scritti anonimi e mi inviano la loro votazione; la valutazione di ognuno viene messa su una griglia: vince lo scritto che ha ricevuto più voti, a seguire il secondo e poi il terzo.

LM

Ed eccoci alla domanda successiva che volevo farti: la giuria del concorso è sempre la stessa tutti gli anni o cambia? Chi sceglie i membri?

PM

Alcuni sono presenti da più anni, ma alcuni cambiano. Cerchiamo di avere sempre un docente, almeno 1, di lettere, una psicologa, un voto viene espresso dall’Associazione, io però non ne faccio parte. Ci sono state giornaliste, scrittori.

Cerchiamo di mettere insieme persone di vario genere, in modo che ne esca un giudizio il più possibile vicino alla società.

LM

Insomma, bei nomi quindi. Senti, secondo te il bacino d’utenza del concorso è quello dei social o riuscite anche ad uscire dal web?

PM

Il concorso ha avuto un ampliamento di bacino con il web, come per qualsiasi attività, così si riesce a raggiungere la persona di Bolzano, come quella di Ragusa, ed abbiamo una panoramica completa di come viene vissuto il Cancro al seno nelle varie regioni.

LM

Indubbiamente, ma vi muovete anche fuori dal web immagino.

PM

Con le associazioni sul territorio nazionale e regionale, localmente con manifesti e locandine.

LM

Infatti, c’erano molte rappresentati di associazioni a Chianciano durante il festival.

PM

E questo è molto bello, perché così il lavoro diventa più capillare, le associazioni fanno da portavoce.

Credo nella scrittura come terapia, nei vari sviluppi: dalla scrittura come diario, alla scrittura creativa…

Quindi se anche le altre associazioni fanno attività di questo tipo, riusciamo ad aiutare più donne.

LM

Verissimo!

Senti questa e tutte le altre attività dell’associazione ti impegneranno davvero tanto, immagino. Rimane tempo per nuovi progetti futuri?

PM

Ci devono sempre essere, ci dobbiamo muovere in base alle richieste.

LM

Che sono? Ad esempio? Per dirne una?

PM

Abbiamo appena finito un progetto di Riabilitazione psicofisico con l’UPMC, finanziato dalla Komen: Visite mediche, nutrizionista, musicoterapia, psicologa, palestra…

LM

Molto bello, non vi fermate mai!

PM

Quasi mai.

LM

[Sorrido]

Ora ti lascio alle tue attività, ma vorrei chiederti di salutare il gruppo di editor e scrittori di cui faccio parte con un messaggio significativo per la lotta che stai e stiamo conducendo.

PM

Pensando a questo (scrittori ed editor) mi viene da dire: parlare del Cancro in maniera corretta, facendo passare notizie giuste, senza tergiversare, dire Cancro e non brutto male oppure male inguaribile…

Queste sono le paure di chi non sa, non sa cosa vuol dire avere un cancro, vivere la malattia, guardare l’orizzonte e vedere che ti si stringe.

LM

Questa immagine è davvero calzante.

PM

Pensa che come insegnante dovevo presentare la programmazione scolastica annuale e non riuscivo.

Come potevo farla se non sapevo se… è stato uno sforzo enorme.

LM

E invece…! Invece ora sei un simbolo!

PM

Invece sono qui dopo quasi 25 anni dalla diagnosi.

LM

Pinuccia, io non ho parole abbastanza grandi per ringraziarti.

PM

Basta il tuo sorriso incredulo di quando mi hai conosciuta, l’ho impresso nel cuore.

GRAZIE.

LM

Grazie a te, davvero, Pinuccia.

https://youtu.be/P5zOqT829Ys

 

Passiamo ora al frizzante Lorenzo Degl’Innocenti, uno degli incredibili attori che hanno inizialmente sussurrato le frasi dei premi degli anni scorsi per poi passare a leggere alcuni dei bei racconti vincitori del premio. Carriera intensa, piena di importanti presenze e amore per l’arte di cui si fa portavoce.

LORENZO DEGL’INNOCENTI

 

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Laura Massera per Echidna Editing

Ciao Lorenzo, intanto grazie per la tua disponibilità, cercherò di non farti perdere troppo tempo.

Lorenzo Degl’innocenti – Attore

Non ti preoccupare.

LM

Ho letto che hai studiato recitazione a Firenze, per poi spostarti a Bologna e poi virare alla volta di Genova. Raccontami brevemente qualcosa di te e della tua vita teatrale. Tipo, qual è l’aspetto del teatro che ti intriga maggiormente e ti ha spinto a intraprendere questa strada. Wikipedia docet. [sorrido]

LDI

Dunque: Intanto wiki non l’ho scritto io, infatti l’episodio di Genova è vero in parte. Ero lì per accompagnare un amico, fargli da spalla al provino e ci hanno presi tutti e due, ma io non avevo in programma di stare a Genova, comunque al secondo provino non mi hanno preso. [sorride]

LM

Ecco l’affidabilità della rete!

LDI

Ho cominciato a fare teatro verso i 15 anni, o meglio, è stata mia sorella che, vedendomi timido in modo quasi patologico, ha deciso di iscrivermi a una scuola di teatro. Il primo giorno di corso ero terrorizzato, dovevamo salire sul palco e dire qualcosa di noi, io mi sono avviato sul palco e appena ho messo piede sulle tavole di legno ho sentito che quello era il luogo dove tutto tornava al suo posto, una bolla di perfezione. Potrei descriverti l’odore, il rumore, la luce. Ricordo tutto, perché è stata una scoperta vera. Poi corsi di teatro, un po’ come tutti, incontrando maestri sempre più bravi; dal teatro dialettale a quello politico. Tutti ugualmente grandi. Sono stato fortunato, perché ho fatto quello che si chiama “l’attor giovane” con attori ormai grandi, anziani, e ho rubato tutto quello che potevo.

LM

Tutti ugualmente grandi? Non hai un regista preferito? Con cui ti sei trovato meglio? Non dico migliore in senso assoluto, ma migliore per te.

LDI

Sì, ma sono più di uno: Franco di Francescantonio era uno degli attori più straordinari che abbia mai visto all’opera, l’ho seguito in ogni modo, come direttore di scena, come tecnico luci, fonico e attore; poi Albertazzi; e Arnoldo Foà, una specie di padre.

LM

Sei stato fortunato, sì. Domanda scorretta (puoi non rispondere): come ti trovi con Maria Luisa Bigai? Che storia professionale ti lega a lei?

LDI

Allora, conosco Maria Luisa da un bel po’, ci siamo incrociati e stimati. Lei è un vulcano di idee, di creatività e di gentilezza, che non è dote scontata e poi, come hai potuto vedere, capisce le persone e le sa mettere insieme.

LM

È stata grandiosa l’operazione che ha fatto a Chianciano, sono rimasta davvero a bocca aperta. per la vostra bravura e per la complessità degli elementi inseriti.

LDI

[Sorride]

LM

Senti… una domanda un po’ frivola e un po’ no: vorrei sapere qual è il teatro italiano più bello e qual è il pubblico italiano che dà maggiore soddisfazione? Dopo smettiamo (quasi) di parlare di teatro.

LDI

Eh, domanda da un milione di dollari.

LM

[Rido] lo so

LDI

A me piace tanto il teatro di narrazione, per dire: Paolini o Marco Baliani. Ma ultimamente devo dire che Fabrizio Gifuni è meraviglioso. Adoro il teatro di Servillo, ma mi piace stare a teatro, sempre, è il rito, che mi attira.

LM

Il rito in che senso?

LDI

Il teatro è un rito. C’è uno che arriva in un posto, che possiamo chiamare palco, e un altro si siede e lo ascolta: è un rito. Pensa alla messa…

Tutti gli attori.jpegLM

Certo, chiarissimo.

Passiamo adesso a IoSempreDonna e alla sua manifestazione Donnasopra le Righe.

Innanzitutto, domanda di rito (a proposito): da quanto tempo partecipi a questa manifestazione e come ne sei entrato in contatto?

 

LDI

Nell’ estate del 2015 ero a Monticchiello con un mio spettacolo, Maria Luisa e Luana erano lì, a fine spettacolo mi hanno chiesto di partecipare, così è stato.

LM

Quindi già un po’…

LDI

Certo, sono anziano!

LM

Smettila subito.

L’esperienza di Chianciano è molto diversa dal tuo normale lavoro di recitazione o ne fa parte semplicemente come una forma diversa della stessa materia? Vista la tua risposta sul rito direi che ormai conosciamo la risposta.

LDI

Da qualche anno mi dedico al teatro legato alla letteratura, ho lavorato con tanti scrittori, ho realizzato audiolibri e creato spettacoli che avvicinino il pubblico alla lettura e alla poesia, quindi in un certo modo nelle mie radici c’è già questo tipo di approccio, però… l’esperienza di Chianciano è tutta particolare. Ti spiego: l’argomento è terribile, perché, è inutile nasconderci, raccontare il dolore, quel dolore, è difficile. Avendo l’autore vicino, normalmente, ti senti sempre osservato, giudicato. Ma a Chianciano non succede. ti lasci andare completamente, perché quello che fai ha un senso nuovo, ti lasci andare così tanto che quelle parole diventano le tue. Quando siamo entrati in sala e abbiamo declamato ognuno poche righe di un brano fatto anni fa, ci siamo subito resi conto che stavamo entrando nelle persone, dagli occhi, dalle orecchie, dai pori… alla sesta parola io avevo la voce che mi tradiva. Ero così tranquillo che mi sono regalato tutta l’emozione di quelle parole. È stato importante.

LM

Che belle parole, sai io ti intervisto perché con alcune persone ho fondato un’associazione culturale che si occupa di scrittura creativa, ma sono anche una delle donne rosa di Chianciano, quindi le tue parole mi colpiscono ed è vero quello che hai detto, l’ho sentito molto chiaramente.

Scusa, ora, se torno al tecnico. Nel teatro normalmente avete copioni da imparare o da seguire ma si tratta comunque sempre di traduzioni e mai di testi interi. Com’è invece recitare un testo letterario integro? Che relazione trovi ci sia tra recitazione e scrittura nella sua accezione più stretta?

LDI

Leggere uno stralcio ti lascia sempre con un po’ di vuoto, perché vuoi sapere come va a finire. Leggere un brano intero, bello, hai comunque un vuoto dentro, perché è finito ed è un po’ come salutare qualcuno a cui hai voluto bene.

LM

Questa è una delle cose strazianti della lettura in generale, a me accadde leggendo Q, alla fine mi misi a piangere, non per la storia ma perché era finito il libro.

LDI

E comunque fa tutto parte di una stessa necessità, quella di raccontare, siamo fatti di racconti, tutti quanti, di quelli che abbiamo sentito e che ci hanno formato e di quelli che facciamo agli altri per farci riconoscere.

LM

Siamo quasi alla fine, tra poco smetto di torturarti.

Avevo pensato di chiederti se tu pensi che questa manifestazione sia efficace per le donne che partecipano e non solo, ma preferisco chiederti se è efficace per te: cosa ti ha lasciato Chianciano?

LDI

È efficace per le donne prima di tutto, ecco, vedi, la letteratura serve anche a questo; quando leggi di sentimenti, passioni o dolori a cui non hai dato un nome, capita che tu legga che quelle cose che hai provato, le raccontano altri, allora pensi che non sei solo, che quelle cose ora per te hanno un nome.

LM

Scherzi che la letteratura fa spesso.

LDI

Mentre venivano fatte le letture guardavo le donne del pubblico, annuivano ascoltando quello che le autrici avevano scritto, come a dire ” sì, è proprio così” “l’ho vissuto anche io”, quindi i racconti servono a non sentirsi soli

Per quanto riguarda me… be’, ho portato a casa la sensazione che le cose avessero un loro posto, un po’ come quando sono salito sul palco la prima volta.

LM

Capisco. Tornerai?

LDI

Ovvio.

LM

[Sorrido.]

Ultimissima domanda, anzi, una richiesta.

LDI

Spara.

LM

Lasciaci una riflessione per il futuro, tuo, nostro, di Chianciano, della letteratura, del teatro, di quello che senti di più.

LDI

Va bene, lo faccio, poi vedi tu se la cosa è troppo lunga, ma voglio raccontarti della serata dopo il premio.

LM

Certo.

LDI

L’euforia di quella serata ancora non mi abbandona. Quando a un certo punto siamo saltati su a ballare…e ti ricordo che io sono stato un timidissimo, ho sentito che anche quello era un rito. C’era un’allegria sincera ma anche un po’ forzata. Era come se avessimo trovato tutti insieme il modo migliore di celebrare la vita.

Sembrava una specie di Sabba meraviglioso, ancora una volta un rito. A un certo punto mi sono fermato e mi sono guardato intorno, ho pensato che la maggior parte delle persone intorno a me avevano o avevano avuto un tumore, ed erano lì, a ballare e a celebrare la vita: mi sono commosso, e allora ho ballato più forte, per me e perché era la cosa giusta da fare.

LM

Sì, è così che si fa: quando la vita ti mette alla prova tu devi ballare più forte. Hai centrato il punto.

LDI

Meno male! [Sorride]

LM

Be’, non saremmo state lì altrimenti, noi e voi, non si sarebbe creata quell’energia così potente.

LDI

E difficile da spiegare, ci ho provato una volta a casa, ma non c’è modo. Mi piace pensare di esserci entrato come persona, grazie al mio essere attore.

LM

No, non c’è. Solo passandoci attraverso, come noi o come un attore che entra nel ruolo, si può capire.

Va bene, ti abbandono, cosa farai da qui all’anno prossimo? Ci penserai? [Rido]

LDI

Vi penserò… sì, certo, e rivedrò Luana e Pinuccia.

LM

Ringrazio te e tutta la temporanea compagnia perché avete trasformato dei simpatici raccontini in qualcosa di scoppiettante, vibrante, vivo. Bravi e ancora grazie.

LDI

Grazie a te.

https://youtu.be/yLGuEMbsArY

 

Infine, ma non certo per importanza, Maria Luisa Bigai, donna eclettica, sempre dedita alla ricerca, pupilla di Camilleri e talentuosa donna di teatro in tutte le sue manifestazioni in Italia e all’estero, anche lei con un invidiabile curriculum di tutto rispetto. Spina dorsale, insieme a Pinuccia, del concorso e del Festival.

A lei la parola.

MARIA LUISA BIGAI

mlbigai

LAURA MASSERA PER ECHIDNA EDITING:

Ciao Maria Luisa, ho letto tante cose di te: che sei docente di discipline teatrali al conservatorio di musica San Pietro a Majella di Napoli, che ti sei formata all’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’Amico di Roma, allieva, attrice e a lungo assistente di Andrea Camilleri e non solo. Citiamo Camilleri perché è quello popolarmente più conosciuto in Italia, ma hai avuto frequentazioni teatrali nazionali e internazionali di altissimo spessore. Sei una viaggiatrice e una ricercatrice, una, direi “spaziatrice” nel senso che ti piace muoverti sia geograficamente sia nella ricerca artistica. Dopo aver letto tutte queste belle cose, molto formali, ti chiedo, puoi, vuoi, darci una breve descrizione della tua vita e di te stessa? O una definizione, decidi tu.

MARIA LUISA BIGAI:

Mah… È sempre difficile, definire e definirsi contengono tra l’altro le parole fine e finire, e a me invece piace muovermi. Forse, direi, Teatrante… in viaggio… so che il termine è stato usato in senso diminutivo, ma rivendico con esso una pratica costante una modalità di approccio e di funzionamento. Un proletariato culturale che usa lo strumento teatro come una chiave inglese o un cacciavite, per aprire o sbloccare meccanismi che non stanno sempre o solo nei velluti e nella polvere di certi edifici, ma che si declina a seconda dei luoghi, delle persone e della possibilità di interagire.

LM

Sei, lo abbiamo detto, una persona eclettica e molto attiva ma qual è la cosa a cui non riusciresti mai a rinunciare tra tutte quelle che fai?

MLB

Quello a cui non potrei mai rinunciare è l’allegria e l’intensità della condivisione. Credo sia una chiave di lettura di quelli che chiami aspetti eclettici della mia vita. Soprattutto di quella artistica. Per questo la didattica il palcoscenico la scrittura non sono per me disgiunti dalla vita ma ne sono uno degli aspetti, una declinazione, un momento, una porzione come di una giornata un’alba o un tramonto.

LM

Entriamo nel merito di Chianciano: come sei arrivata lì?

MLB

Sono arrivata a Chianciano nel 2009 come voce per le letture. Mi chiamò Pinuccia. Mi disse che, per contribuire al nascente concorso, Camilleri aveva suggerito il mio nome perché pensò potessi essere la persona giusta per dare loro una mano, data la mia esperienza trasversale di attrice ma anche nell’ambito letterario e organizzativo. Al festival che dirigevo a Roma avevo tra l’altro già organizzato vari eventi di tematica civile e sociale con particolare amore e attenzione per il femminile.

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LM

Cosa ti piace e cosa invece pensi che occorrerebbe migliorare nella manifestazione e nel concorso di Chianciano?

MLB

Come tutte le manifestazioni pubbliche Chianciano è migliorabile certo, e in verità ogni anno è sempre migliorata in qualcosa. Va considerato che l’associazione non è un ente teatrale o letterario e si occupa già di moltissime cose con grande sforzo delle Signore di Chianciano che operano tutte a livello di volontariato. La maggiore miglioria pare sia la capacità che stiamo affinando di lavorare in squadra.

LM

Io lo so, ma vogliamo dire da quanto tempo ti occupi dell’organizzazione del concorso di letteratura di Chianciano?

MLB

Sto collaborando da 10 anni. Prima come voce, ma il colpo di fulmine fu totale con queste straordinarie persone e da allora mi sono occupata di dare una struttura alla manifestazione e ho ideato e sviluppato il format della serata coinvolgendo attori, attrici e personalità perché si sappia sempre di più la bellezza di questa realtà. E da qualche anno sono anche in giuria per la scelta dei testi…

LM

Una domanda che ho posto anche a Lorenzo Degl’Innocenti, molto tecnica forse ma che a noi scrittori sta a cuore: che differenza c’è tra lavorare con delle traduzioni teatrali o con dei testi integri di narrativa?

MLB

La questione non è banale né ovvia.
Esiste il testo ed esiste la circostanza della sua condivisione. Una pagina letteraria è anche bello che uno se la legga da solo. A una premiazione inevitabile è il tema del tempo e della durata. La voce poi induce a una teatralità e questa ha necessità e misure diverse dalla pagina letteraria. Il poeta Orazio poi diceva di scrivere e chiudere per mesi se non per anni una pagina nel cassetto e poi di limare e limare ancora. Si potrebbe anche osservare che voler scrivere e aver bisogno di scrivere non siano automaticamente sinonimo di saperlo fare, all’impronta, su un tema così delicato, e in maniera efficace. Ma non è questo il caso di Chianciano, naturalmente, dove la selezione di frammenti per la serata è puramente contestuale, alla luce dei molti (12 quest’anno) testi segnalati da presentare assieme e in un tempo limitato.

LM

Pensi che una manifestazione come questa aiuti davvero la causa o (sono maligna) pensi che molte persone vengano solo per il Concorso letterario e il conseguente premio?

MLB

Tutte e due le cose.
Il concorso sta venendo sempre più riconosciuto per il suo specifico valore di scrittura terapia, che è il vero scopo del progetto: attraverso lo strumento e l’esercizio della scrittura, operare per il superamento emozionale della esperienza del cancro, diretta o indiretta. Poi accade che uno indichi la luna è qualcuno guardi il dito, perciò, sì, ci sono persone che hanno il cattivo gusto di concorrere fingendosi donne o fingendosi malati o raccontando eventi completamente fuori tema. probabilmente per la speranza di farsi notare in qualche modo da Andrea Camilleri, ma questo non ha che relativa importanza. È un limite individuale di qualche persona inopportuna, non del progetto.

LM

Qual è il regalo più grande che ti ha fatto Chianciano in tutti questi anni e cosa ha apportato al tuo modo di concepire la vita e magari anche l’arte?

MLB

Il regalo più grande che ho ricevuto da questa esperienza è l’incontro con persone uniche e di animo grande. Ho superato molti tabù personali verso la malattia. Le donne hanno risorse che non ci si potrebbe immaginare, a priori.
E quando ho avuto problemi io, mi sono trovata attorniata di amiche vere, di cuori grandi, di anime belle e di persone generose che mi hanno aiutata senza che nemmeno glielo chiedessi. la mia arte non può che essersi abbeverata in tanta umanità e questo, avendomi reso persona migliore, mi ha fatto crescere nel mio rapporto con la pagina e col modo e il senso di cercare di restituirla, di condividerla.

LM

So che hai vinto anche tu premi per la scrittura, che effetto fa trovarsi dall’altra parte?

MLB

Ho avuto dei riconoscimenti per la scrittura e devo dire che nelle premiazioni “veramente” o, meglio dire, esclusivamente letterarie non ho mai trovato quel cuore e quell’attenzione che ricevono le pagine e chi le scrive, a Chianciano.

LM

Quale ruolo preferisci indossare: quello dell’autrice o quello dell’organizzatrice?

MLB

Questa domanda mi fa sorridere poiché il vestito è quello che indosso per partecipare con la stessa trepidazione nuda e autentica a entrambe le situazioni!

LM

Già questa è una bellissima affermazione carica di forza vitale, ma lasciaci con una frase per il futuro, che per noi donne con diagnosi di carcinoma alla mammella è una parola così importante.

MLB

La malattia è una gran scocciatura! La malattia toglie tempo, lo pretende, toglie mente, toglie e pretende energie… ma è anche una occasione per tornare a se stesse, per rincontrarsi, laddove qualcosa di noi lo avevamo trascurato, ignorato sottovalutato, poco curato…
La malattia ci ricorda la bellezza assoluta della vita e dei momenti condivisi e degli istanti felici.
Quando e finché posso levo il calice e auguro immancabilmente: che sia sempre il penultimo!(mai l’ultimo) dopodiché, se è vero che la vita ha nella sua natura di trasvolare altrove penso che in qualche modo o forma il vero delitto sarebbe non viverla.
…a me stessa ripeto spesso: never give up!