
Categoria: Echidna
Ombre di vetro di Fabio Mundadori 21/02/2018
Fabio Mundadori presenta il suo nuovo romanzo “Ombre di vetro”

Lo scorso mercoledì 21 febbraio, presso la libreria Ubik Irnerio a Bologna, si è tenuta la première della nuova uscita del pluripremiato giallista Fabio Mundadori. La serata, ricca di pubblico, ha visto l’autore parlare del secondo volume della sua trilogia “Bologna e la morte”, intitolato “Ombre di vetro – Bologna non muore mai” sotto la sapiente mediazione di Luca Occhi, altro celebre autore, e della ironica Chiara de Magistris. Ad arricchire la serata tre letture, interpretate in maniera magistrale da Debora Pometti, accompagnata dal blues live del musicista Romano Romani.
Venendo al libro, in esso si racconta di un’anima malvagia che uccide donne incinte, assassinii talmente efferati da guadagnarsi con un’unica citazione l’intera quarta di copertina:

Mundadori stesso afferma che l’ossessione del killer sta proprio qui, nel togliere alle sue vittime la speranza del futuro prima che questo si concretizzi. Infatti nel suo preciso modus operandi uccide i feti e solo in seguito le madri, annientandole nello spirito prima che nel corpo.
L’indagine è condotta dall’ex ispettore Naldi, ora investigatore, che non mollerà la presa e non perderà la speranza fino alla conclusione della vicenda, perché nonostante sia stato espulso dalle Forze dell’Ordine, lui non si piega mai. Parallelamente alla trama si dipana, come fosse uno dei protagonisti, la vita di una Bologna segnata profondamente da un attentato che permea ogni minuto della sua storia recente, ogni attimo della vita di chi c’era o di chi ne ha saputo in seguito. Non a caso Nardi stesso è un sopravvissuto e porta a molti anni di distanza le conseguenze psicologiche del tragico evento.
Molte sono state le domande rivolte all’autore: si è parlato del ruolo fondamentale delle donne nel romanzo, viste come colleghe, amanti, madri e vittime. Così pure non è mancato un approfondimento sull’evoluzione dei personaggi nello sviluppo della trilogia.
Interessata la partecipazione del pubblico che ha posto vari quesiti, tipo il metodo adottato per evitare che personaggi seriali diventino ripetitivi e noiosi – dico solo quel che serve, probabilmente diverso da quel che mi è servito spiegare nei libri precedenti – o le scelte stilistiche per tenere viva la tensione. A questa domanda Mundadori ha dato la perfetta risposta da manuale di scrittura, dimostrazione una volta di più della sua preparazione teorica oltre che del suo talento, ribadendo i concetti di distrazione e rivelazione.
Poi la più temuta di tutte, quella che ogni autore sa che sentirà fare: cosa c’è di te nei tuoi personaggi? Fabio non si nasconde dietro frasi fatte e ammette “candidamente” che in ogni sua creatura c’è qualcosa di lui.
Nei malvagi si sublimano le pulsioni negative , il male che ognuno di noi ha in sé, mentre nei buoni si riflettono le proprie virtù o quelle che si vorrebbero avere. Dopotutto un libro è come un sogno e – citando Tom Waits, come ha fatto Luca Occhi in quel momento – you’re innocent when you dream.
A chiudere l’interessante chiacchierata qualche parola sulla collana che ospita la sua trilogia, la #Comma21 (Damster Edizioni) che sta diventando un piccolo caso nel panorama della letteratura di genere in Italia. Oltre che autore di punta infatti Mundadori ne è anche direttore di collana. Ci ha raccontato come una piccola realtà di un editore indipendente in un anno e mezzo dalla creazione sia ormai nota e presenti romanzi di tutto rispetto. A guidare la selezione solo un criterio: che i libri presentino storie che meritano di essere raccontate. Quindi una scelta di qualità, che tende a evitare logiche di mercato o sensazionalismi per privilegiare scritti narrativamente interessanti e originali.
Quindi posso confermare che la presentazione è stata decisamente interessante e che il libro, dedicato e autografato, io me lo sono portata a casa avendo apprezzato molto anche il primo della serie, intitolato “L’altra metà della notte – Bologna non uccide”.
Romanza Noir 18/12/2017
Il 18 dicembre scorso, 2017, nella splendida cornice del Teatro Comunale di Modena Luciano Pavarotti, si è svolta la seconda importante presentazione di Romanza Noir. Il primo fu un incontro tenutosi il 4 dicembre al Pavarotti Milano Restaurant Museum di Milano, appunto.
L’opera è stata proposta, fortemente voluta e curata dal bravissimo Maurizio Malavolta – noto giornalista modenese, ex direttore della TV locale TRC nonché recente e promettente, scrittore di gialli – per la collana Comma21 di Damster Edizioni, curata da Fabio Mundadori.
Ma vediamo bene di cosa si tratta.
Alla presentazione, seppur oberata di impegni familiari e non, ha presenziato anche Nicoletta Mantovani che gestisce giustamente e in modo superbo le volontà del Maestro modenese.
Innanzitutto va detto che la pubblicazione è stata possibile grazie al patrocinio della Fondazione Luciano Pavarotti alla quale saranno devoluti i diritti d’autore ricavati dalle vendite del volume con lo scopo di aiutare i suoi allievi, e più in generale i giovani che si affacciano al canto lirico, a trovare opportunità per farsi ascoltare e conoscere.
Nicoletta Mantovani, che ha apprezzato molto e sostenuto il progetto ci dice: «Questo libro e l’idea del giallo legato alla sua figura, gli sarebbero piaciuti perché amava il genere. Avrebbe apprezzato anche il fatto che gli autori sono in parte di Modena, la sua città. Anche a me è sembrato un bel progetto, innovativo e di cui non avevo sentito parlare prima. Molte storie raccontate, inoltre, richiamano il cibo, la cucina e la convivialità, situazioni che hanno contribuito a comporre il fil rouge della sua vita. Il Ristorante che abbiamo creato a Milano, e che sta andando molto bene, vuole proprio fare conoscere un pezzo della Modena tanto cara a Pavarotti».
Noi di Echidna Editing, che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di fare l’editing del testo, vi possiamo dire alcune cose in più; intanto tutte, o quasi, le storie sono ambientate a Modena, e moltissime quelle scritte da autori modenesi, quindi vi è un fortissimo legame col territorio, cosa che Big Luciano avrebbe apprezzato molto; poi, pur trattandosi di storie gialle o noir, il clima generale, creato dalla maestria scrittoria di Maurizio Malavolta è molto leggero e giocoso. Ne troverete alcuni molto toccanti, altri dai tratti quasi onirici, altri decisamente thriller, ma tutti hanno, in un modo o nell’altro, più o meno fantastico o fantasioso, inserita la figura di Pavarotti.
Ma non è un’antologia nel senso classico del termine, perché appunto Malavolta, ha saputo costruire una storia attorno alle storie, sempre, ovviamente, con il Maestro a far da guida alla sua creatività a al suo amore per questo personaggio così importante per i modenesi ma anche per gli italiani tutti. Un simbolo che ha saputo connotare ancora una volta la nostra nazione come culla di bellezza e armonia.
Vi invito ad ascoltare l’editore Massimo Casarini, il Responsabile di Collana Fabio Mundadori, il curatore della collana stessa nonché autore di uno dei racconti e della storia che fa da legante, Maurizio Malavolta nonché alcune delle brevi pièce teatrali, tratte proprio dal libro, che hanno accompagnato tutta la presentazione.
Buon divertimento e, ci auguriamo, buona lettura.
Ah! Una precisazione: la copertina sembra viola, ma come sapete il viola in teatro non è mai molto benvisto, quindi non cadete nell’errore di crederla viola e concentratevi molto, in realtà si tratta di blu elettrico!
Questo il link per ordinare il libro direttamente dall’Editore senza spese di spedizione.
“ROMANZA NOIR”- Damster Edizioni
Autori Vari , 288 pagine
Prezzo: € 14,00
Codice ISBN: 978-88-6810-321-7
A presto!
Laura Massera
Cos’è l’AEM?
Cos’è l’AEM?

È l’Associazione degli Editori Modenesi. Un gruppo di editori di qualità che ha deciso di aggregarsi per darsi reciproco supporto, condividere idee, iniziative e impegni.
Tra le iniziative della AEM, il concorso per il miglior scritto dell’anno sul tema MODENA, UNA CITTÀ PER SUONARE (E CANTARE), è sicuramente una delle più forti attrattive del periodo natalizio, visto oltretutto che la premiazione si svolge proprio in Piazza Grande all’ombra della Ghirlandina tra bancarelle natalizie e bancarelle pieni di libri di pregio.
Questo è il secondo anno in cui si è svolto, assolutamente gratuito, e i vincitori sono stati dichiarati in due categorie: quelli votati da casa sul sito dell’Associazione (che abbiamo segnalato all’inizio dell’articolo) e quelli decisi da giuria qualificata.
Non farò qui tutti i nomi, ma voglio invitarvi a cercare su internet il premiato AGO di Andrea Righi perché è quello che ha ricevuto il riconoscimento sia dal pubblico che dalla giuria.
Lo trovate qui.
Ovviamente molti altri racconti sono validi e meritevoli, quindi, se avete tempo e voglia, sfogliate le pagine in cui sono pubblicati, in rigoroso ordine alfabetico per titolo.
A parte questo impegno, l’AEM si programma ogni anno un tour itinerante su tutto il territorio della provincia di Modena, dagli Appennini alla bassa (tristemente nota per il terremoto del 2012), per andare letteralmente incontro ai lettori. Perché? Perché alcuni degli editori che fanno parte dell’associazione sono editori coraggiosi che si occupano di far conoscere le tipicità locali, dall’arte al cibo ai motori che, certo, sono cose interessanti anche per i semplici turisti, ma che un amante delle proprie origini potrebbe seriamente apprezzare e volere approfondire.
Una delle bellissime cose che è stata proposta quest’anno è la pubblicazione, da parte dell’editore Colombini, del testo originale di Zebio Cotàl così come Guido Cavani lo aveva realmente pensato e siccome si tratta di un testo di assoluto pregio verrebbe davvero voglia di leggere addirittura gli appunti originali dell’autore.
Quello di Cavani è un testo che certamente ha un fortissimo legame territoriale, specialmente nell’edizione speciale illustrata dal genio creativo di Covili, ma parla anche di una realtà contadina che è stata tipica di un’Italia del nostro passato recente, prossima ad essere dimenticata. Sarebbe davvero interessante rileggere l’opera come voluta dall’autore.
Cose interessanti, l’AEM, da dare, sicuramente ne ha e non poche.
Vi lascio raccontare direttamente da Damster che cosa significa essere AEM e vi lascio ai video della premiazione, sia quella popolare, sia quella della giuria.
Se pensate di venire a fare un giro nella patria dei tortellini, dei motori e della musica, ricordatevi di controllare le date e i luoghi dell’esposizione itinerante dell’Associazione, sono certa che ad attendervi troverete meraviglie inaspettate.
Cànone Nostro
Vorrei fare una riflessione su una questione che mi assilla da un po’.
Io sono un’editor (oltre a tante altre cose) e nell’evoluzione di questa mia professione ho risucchiato nozioni su nozioni per essere sempre più ferrata in materia, per non lasciare nulla al caso e per essere ben lucida e consapevole di quello che poi vado ad operare sui testi altrui (e anche miei in fase di creazione).
E, forse vi sembrerò ingenua se ora me ne esco con una riflessione che vi sembrerà ovvia, ma mi sono ovviamente resa conto che le varie scuole di scrittura, i suggerimenti, i diktat, sono sempre più o meno quelli. Soprattutto quando provengono dagli autori contemporanei, ma anche già dall’inizio del secolo scorso.
Si inneggia la sintesi, lo show don’t tell, azzerare gli aggettivi, annientare gli avverbi, fobia per i gerundi e per le consecutive. La sintassi deve essere asciutta. Il messaggio deve essere come la freccia di un arco: arrivare al centro dell’anima del lettore e abbatterlo al primo colpo. (Ho riassunto in modo grossolano, ma più o meno la questione è questa).
Ora, io mi ricordo che quando studiavo letteratura alle superiori e all’università, talvolta usciva questa parolina “canone”. La treccani al lemma CANONE ci dice queste cose:

Ecco, noi, ora come ora, stiamo seguendo un canone. Un canone che ci arriva dalle elaborazioni e le evoluzioni del secolo scorso. No, non tutti, solo quelli di noi che hanno fatto corsi di scrittura creativa e quelli che si affidano agli editor.
Come la letteratura cavalleresca si omologava al proprio tempo, noi ci omologhiamo al nostro.
E va bene così, la mia non è una critica a ciò che facciamo.
Ma io mi e vi chiedo: dato questo, è possibile decidere scientemente dove vogliamo andare?
Noi stiamo prendendo i canoni che ci sono stati lasciati in eredità (quelli tra noi che conoscono la narrativa del ‘900) e poi? Che ne facciamo? Cosa vogliamo farne? Vogliamo applicarli pedissequamente, bovinamente (e già qui ho usato due avverbi in -mente uno di seguito all’altro) come fossero maglie a taglia unica che deve andare bene a tutti e se ti va bene ok altrimenti scendi dalla giostra?
Non vi lascio con la mia risposta, perché non ce l’ho, vi lascio con delle domande.
Stiamo o non stiamo scrivendo anche noi dei nuovi canoni? Se sì, quali sono? Se no, cosa dobbiamo fare per evolverci? È indispensabile evolversi? Se sì, in che direzione e perché?
Ecco. Queste le mie riflessioni da qualche tempo a questa parte.













