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Come il sole di gennaio

Come qualcosa che non capita spesso.

Come passare in un attimo dal sonno alla veglia, intrappolata nell’indifferente immobilità del corpo.

Fortuna che è sabato.

Adesso cosa faccio? Dovrei andare a pisciare ma non vorrei muovermi.

Uscire dalle coperte, alzarmi, coprirmi, aprire la porta, accendere la luce; poi tirare lo sciacquone del water e tornare indietro. Troppa realtà per un mattino come questo e io la realtà qua dentro oggi non voglio farla entrare. Facendo un rapido calcolo ho proprio l’impressione che la vita mi prenda in giro. Dio! Cosa significa questo corpo caldo steso accanto al mio?

Dorme? No, è sveglio. Mi guarda. Pensi che potrei dirti qualcosa? O forse dovrei tacere?

Tace.

Vado a svuotare la vescica. Quando torno è voltato di schiena, e meno male, così mi aiuta a tenere fuori il mondo.

Mi sdraio accanto a lui e sto ferma. Non saprei proprio cosa dirgli adesso: “ti ho sempre amato, ma oggi no”? “è stata una notte stupenda ma adesso dovresti andartene perché non ho proprio nulla da dirti”? Lo accarezzo? Fingo di addormentarmi e aspetto che se ne vada? Aiuto!

Ma d’improvviso si volta, mi accarezza i capelli, poi il viso e il collo, le braccia, i seni, i fianchi…

Lui ha gli occhi aperti, io non ce la faccio. Mi sembrano secoli che qualcuno non mi accarezza così, non resisto… va bene, accarezzami!

«Mi sei mancata.»

Chi ha parlato? Lui?

«Anche tu mi sei mancato» mento e non capisco, qualcosa mi sfugge, ma per ora va bene così. Si alza, si veste mi dà un bacio in fronte e se ne va.

Chiudo gli occhi, mi giro dall’altra parte e mentre penso che siamo entrambi fortunati che io non sia più innamorata di lui e che comunque stanotte sono stata benissimo, mi riaddormento.

Sbircio dalla finestra luce, ombra, luce, ombra, che si susseguono tra cemento e terrazzo, cemento e terrazzo.

Nuovo giro di vite e nuova vita, ma non cambia nulla: Amore è fuggito, chissà, prima o poi tornerà. Non oggi comunque. È una siccità familiare, per quanto, pur rappresentando povertà, mi rinfranca il cuore, trovando in essa la mia identità.

学习大利语

全部课程

A) 基础意大利语

  1. 字母表:首先我会问他们知道哪些意大利语单词,然后我会举例说明每个字母的发音。
  2. 音节:我也会问他们知道哪些单词,然后举例说明。
  3. 消歧义:通常会给中国学生造成困难的辅音(t / d、b / p、v / u、l / r 等)。
  4. 数量和性别的一致。
  5. 开始说话:第一个简单句,学习名词、代词和冠词。
  6. 句子结构:主语 + 动词 + 补语。
  7. 助动词:有、是/在
  8. 动词:现在指示词,三种变位。
  9. 所有格:家庭或亲属名词的使用,定语从句和状语从句的使用。
  10. 简单介词
  11. 衔接介词
  12. 指示代词:过去完成时

B) 中级/高级意大利语

  1. 指示代词:将来时和将来前时
  2. 反身动词。
  3. 直接代词。
  4. 指示代词:半过去式和近过去式
  5. 间接代词
  6. 成对(或双重)代词
  7. 简单条件句和复合条件句
  8. 指示代词:遥远过去式和遥远过去时。
  9. 祈使句。
  10. 关系代词。动名词
  11. 从句:现在时和过去时。
  12. 连词:现在时和过去时。
  13. 假设期。
  14. 主动和被动形式。
  15. 直接言语和间接言语。
  16. 形容词的程度

所有这些都将通过游戏和演绎活动、语言实际应用卡片和练习来完成
随着课程的展开,根据是否是为即将来到意大利的年轻人开设的,增加特定的词汇。
需要来意大利学习的年轻人,还是需要特定词汇的商务人士。

COMPLETE PROGRAM


A) Basic Italian

  1. The alphabet: first I ask which Italian words they know and then I give an example for each letter of the alphabet, with the pronunciation.
  2. The syllables: here too I ask what words they know then I will give some examples.
  3. Disambiguation: consonants that usually present difficulties for Chinese students (t / d, b / p, v / u, l / r,
    etc.).
  4. Concordance of number and gender.
  5. Let’s start talking: simple first sentences and study of nouns, pronouns and articles.
  6. Sentence structure: subject + verb + complement.
  7. Auxiliary verbs: to have, to be
  8. Verbs: present indicative, the three conjugations.
  9. Possessives: use of family or kinship names and use of definite and indefinite articles.
  10. Simple prepositions
  11. The articulated prepositions
  12. Indicative: present perfect

B) Intermediate / Advanced Italian

  1. Indicative: simple future and anterior future.
  2. Reflexive verbs.
  3. Direct pronouns.
  4. Indicative: imperfect and perfect past tense
  5. Indirect pronouns
  6. Paired (or double) pronouns
  7. Simple and compound conditional.
  8. Indicative: past tense.
  9. Imperative.
  10. Relative pronouns. Gerund.
  11. Subjunctive: present and past.
  12. Subjunctive: imperfect and past tense.
  13. Hypothetical period.
  14. Active and passive form.
  15. Direct speech and indirect speech.
  16. Degrees of the adjective
    All this will be done with playful and deductive activities, cards on the practical use of the language and
    exercises carried out in the presence with the addition of a specific vocabulary, as the lessons take place,
    depending on whether it is for the young people who must come to Italy for study or for business people
    who need a specific vocabulary

PROGRAMMA COMPLETO

A) Italiano di base

  1. L’alfabeto: prima chiedo quali parole italiane conoscono e poi faccio un esempio per ogni lettera
    dell’alfabeto, con la pronuncia.
  2. Le sillabe: anche qui chiedo che parole conoscono poi faccio qualche esempio.
  3. Disambiguazione: consonanti che di solito presentano difficoltà per gli studenti cinesi (t / d, b / p, v / u, l /
    r, ecc.).
  4. Concordanza di numero e genere.
  5. Cominciamo a parlare: prime frasi semplici e studio di nomi, pronomi e articoli.
  6. Struttura della frase: soggetto + verbo + complemento.
  7. Verbi ausiliari: avere, essere
  8. Verbi: presente indicativo, le tre coniugazioni.
  9. Possessivi: uso di nomi di famiglia o di parentela e uso di articoli determinativi e indeterminativi.
  10. Le preposizioni semplici
  11. Le preposizioni articolate
  12. Indicativo: passato prossimo

B) Italiano intermedio / avanzato

  1. Indicativo: futuro semplice e futuro anteriore.
  2. Verbi riflessivi.
  3. Pronomi diretti.
  4. Indicativo: imperfetto e trapassato prossimo
  5. Pronomi indiretti
  6. Pronomi accoppiati (o doppi)
  7. Condizionale semplice e composto.
  8. Indicativo: passato remoto e trapassato remoto.
  9. Imperativo.
  10. Pronomi relativi. Gerundio.
  11. Congiuntivo: presente e passato.
  12. Congiuntivo: imperfetto e trapassato.
  13. Periodo ipotetico.
  14. Forma attiva e forma passiva.
  15. Discorso diretto e discorso indiretto.
  16. Gradi dell’aggettivo
    Tutto questo sarà fatto con attività ludiche e deduttive, schede sull’uso pratico della lingua ed esercizi svolti
    in presenza con l’aggiunta di un lessico specifico, man mano che le lezioni si svolgono, a seconda che sia per
    i giovani che devono vieni in Italia per studio o per uomini d’affari che necessitano di un lessico specifico.

Il Go e le regole del mondo

围棋与世界规则

开始接触围棋的时候, 在学习围棋规则以前, 老师先给我们介绍围 棋的棋具。
老师介绍说, 一般下棋的时候只需棋盘和棋子。围棋棋盘的形 状为正方形,上面为横竖间隔的方格图案。 横竖各为十九条平行线, 构成三百六十一个交叉点。[…] 棋盘上共有九个黑点,称作“星”, 棋盘中心的黑点称作“天元”,“天元”并没有其它特殊意义。
棋盘上的九个部分只是大致的划分,并没有严格的界限,在这 里只作笼统的说明。棋子下在星位上或天元上与棋的内容和规则都 没有直接关系。“星座”与“天元”只是棋盘的标位。
但是,尽管 只是棋盘的标位, 游戏者却常常就是从那个“星” 开始走棋的。 为什么呢?而且好像古代就是从“天元”开始的。 为 什么呢?
据说,围棋是公元前2300年左右,尧帝(公元前2357年-2255 年)为了训练他儿子 丹朱的才能而发明的。但是传说好像舜帝(公 元前2255年-2205年)的儿子也不是特别聪明,所以这两个传说就 有点混淆。
现在所发现的历史上对围棋的最早记载可能是《左傳》(公元 前4世纪左右),但在《论语》(公元前3世纪左右)、《孟子》上 围棋也被提及到,围棋当时被称作“弈”而不是“围棋”。从汉朝 开始,才开始“围棋”的叫法。
杨雄 (公元前 53年-公元后18年)曾说:“围棋谓之弈,自关而 东,齐鲁之间皆谓之弈。”
后来,在《弈旨》上 班固(公元前92年-公元后32年)开始使用现 代的名字,也开始对围棋有了进一步的描述: 局必方正,象地则也; 道必正直,神明德;棋有白黑,阴阳分也;[马并]罗列布,效天文也.
在张拟的《棋经十三篇》(1049年-1054年见)也发现了类似的描 述:”夫万物之数,从一而起,局之路,三百六十有一。一者,生数 之主,据其极而运四方也。三百六十,以象周天之数。分而为四隅, 以象四时。隅各九十路,以象其日。外周七十二路,以象其候。枯棋三百六十,白黑相半,以法阴阳。局之线道谓之枰,线道之间谓 之卦。局方而静,棋圆而动。自古及今,奕者无同局。” 以及《传》 曰:“日日新”。”
除了古代传说和部分可考证的古代文献外,还有其它的一些说 法解释棋盘上的黑点。古代的占卜传统帮助人们预测农作物的收成 和人的命运,但是随着社会的发展和变动,占卜更多地预测战争的 胜负。
人们经常将棋局比喻成战局,这小小的棋盘上也许正是一个浓 缩的战场。
毫无疑问,围棋是兵法的体现,也是一种复杂的智力游戏。下 好围棋需要具有高度的智慧,对自身和他人进行准确的判断,能够 平衡整体和局部之间的关系,具有很强的心理调节能力,既不过度 自信也不过度悲观,需要丰富的经验和思考能力。
如果不考虑假设的围棋是由占卜而来,难道不可以说围棋很好 的体现了人力学吗?
如果说西洋双陆棋是人与运气的比赛、而象棋是人与人的比赛, 那么围棋是人战胜自身的比赛,我个人认为,围棋不是人自己的比 赛,而是为了在比赛中提升和改进自己。
康德曾说过:“我头上的天空布满了星星,我的内心深处充满 了道德法律。”
这很象孔子的说教,但有趣的是,孔子不喜欢围棋,它认为下围棋 是在浪费时间。

Il Go e le regole del mondo

Quando ci si avvicina al Wei Qi [Go], prima ancora delle regole, ci vengono illustrati i materiali di gioco.

L’insegnante spiega che in genere servono solamente una scacchiera e delle pedine. La scacchiera del Wei Qi è quadrata o leggermente rettangolare, la scacchiera attuale [Go Ban] ha dipinte diciannove linee parallele che costruiscono 361 incroci. […] ci sono nove punti neri sulla scacchiera, chiamati “stelle”, il punto nero che sta nel cuore della scacchiera viene chiamato “Tian Yuan” [Cielo Primario], “Tian Yuan” non ha altri significati speciali.

La scacchiera è divisa in nove aree, senza confini precisi, queste sono solo istruzioni generali. I segni delle “Stelle” e dello Tian Yuan non sono direttamente correlati al contenuto e alle le regole del Wei Qi. Le costellazioni e il Tian Yuan sulla scacchiera sono solo dei punti neri senza significato.

Però a dispetto del fatto che “sono solo dei punti neri senza significato”, i giocatori spesso fanno le prime mosse partendo proprio da questi punti. Perché? Pare addirittura che in antichità ponessero la prima pietra proprio sul Tian Yuan. Perché?

Stando ad alcune leggende il Wei Qi sarebbe stato inventato intorno al 2300 a.C. ad opera dell’Imperatore Yao (2357-2255 a.C.) per istruire suo figlio Dan Zhu che non sembrava particolarmente dotato d’intelletto. Sembra però che anche l’Imperatore Shun (2255-2205 a.C) fosse afflitto da prole non molto brillante, quindi le due leggende si accavallano diventando indistinguibili.

Il primo riferimento scritto, comunemente ritenuto attendibile, è lo Zuo Chuan (ca. IV a.C), ma il gioco viene menzionato anche nei Lun Yu [Dialoghi – Confucio] (ca. III a.C.) e in Meng Zi, anche se in tutte queste opere ci si riferisce ad esso sempre e solo come Yi.

È solo a partire dagli Han che il gioco prende il nome tuttora in uso.

Yang Xiong (53 a.C. – 18) in dialetto ci disse: “Wei Qi è Yi,quello che tra i Qilu dell’Est è chiamato Yi.”

In ogni caso Ban Gu (32-92) nello Yi Zhi ce ne parla col nome attuale e inizia a darci delle informazioni importanti: la scacchiera deve essere quadrata,la forma deve ricordare la Terra; la via deve essere retta, di virtù divina;le pedine hanno il bianco e il nero, secondo la suddivisione di Yin e Yang; [Ma Bing] Luo Liebu, e questa suddivisione vale anche dal punto di vista astronomico.

Informazioni che troviamo più esaurientemente esposte nel Classico degli scacchi in tredici libri (1049-1054), scritto da un certo Zhang Ni che dice: L’Uno è l’origine del Tutto e gli incroci della scacchiera sono trecentosessantuno. L’Uno centrale porta in esistenza la completezza della volta celeste. Trecentosessanta sono i giorni dell’anno, divisi in settimane. A sua volta la scacchiera ha quattro angoli da novanta incroci come quattro sono le stagioni. La cintura esterna invece ha settantadue incroci divisi in cinque giorni. Le linee verticali e orizzontali sono chiamate “ping” e gli spazi interni sono chiamati “gua”(trigrammi). La quadrangolarità della scacchiera indica la quiete della Terra mentre la rotondità delle pedine equivale al moto del Cielo. Dall’antichità ad oggi il Wei Qi ha sempre utilizzato scacchiere difformi. Ma alla fine come si afferma nel commentario del duca di Zhou lo scopo è un rinnovamento ad ogni nuovo giorno.

Al di là delle leggende e dei riferimenti specifici, ci sono altre ipotesi che potrebbero spiegare queste rappresentazioni sulla scacchiera del Wei Qi.

La tradizione divinatoria cinese originariamente era volta a conoscere il fato tanto sui raccolti come su ogni altro tipo d’impresa umana, ma col complicarsi degli equilibri sociali, le divinazioni più ricorrenti si fecero via via sempre più interessate principalmente a questioni di guerra. Questo ha indotto alcuni a ritenere possibile l’esistenza di una scacchiera di divinazione, probabilmente basata su quadrati diagrammi magici e da qui a immaginare una possibile evoluzione in senso più ludico di tale scacchiera.

Il Wei Qi è un’arte marziale, su questo non vi è dubbio, ed è un’arte complessa per la quale sono necessari: forte lucidità e consapevolezza dei limiti propri e umani in genere, equilibrio costante tra il particolare e il totale, tra la sicurezza eccessiva e l’eccessiva preoccupazione, esperienza e ponderazione.

Senza seguire ipotesi forse troppo azzardate su possibili origini divinatorie, non è ammissibile credere che sia comunque una riuscita rappresentazione di certe dinamiche umane?

Si dice che il Backgammon rappresenti la lotta tra l’uomo e il fato, e mentre gli scacchi sono più rappresentativi della lotta dell’uomo contro l’uomo, il Wei Qi si percepisce come la lotta dell’uomo contro se stesso.

Anche se a mio parere più che una lotta contro, sarebbe meglio parlare di una lotta per migliorare se stesso.

Non è allora comprensibile che a qualcuno venga in mente di citare Kant quando dice: “The starry heavens above me and the moral law within me”?

Non è quasi Confuciano? E non è buffo che proprio Confucio condannasse il Wei Qi paragonandolo ad una inutile perdita di tempo?

La leggenda di Nian (Anno)

难得一家大小一起放假,在年三十的大团圆日,来一次亲子之间的讲故事比赛吧,齐齐做评判,看看谁个家人说得最动听﹕

年的传说

传说中「年」是一种巨大而兇猛的怪兽,「年」有一个很大的头,也有一个很大的口,因为食物不夠,在冬天食物短缺使就会出来吃人。
因为「年」很可怕,村民都十分害怕它,想尽法子要趕走它,但到处都找不到好的工具方法。
又到一年的最后一天了,当大家都静捆静地想找地方藏身时,一个小朋友不小心碰撞了村口的大吊钟,吓得全村的村民也大叫起來,婴儿们也大哭不停,正當大定家都不知如何是好的时候,「年」出现了,吓得本来已收起了哭声的婴儿又大哭起来,本已藏起来的村民为了要救那些大哭的婴儿,也纷制纷走了出来,围在「年」的周围,还燃起熊熊的火光,把「年」给吓得逃回深山里,后余生的人们互相道賀:「恭喜逃过了年的威胁!」。
后来人们还发现原来「年」很怕红色、火光及很大的声响;于是家家戶戶就在下一个冬天,围在一起吃饭后就通宵守夜, 並在门上挂着紅色的桃木板 ,燃起熊熊的火光,敲打锅盘等器具发出很大的声音,以吓坎「年」兽。
第二天一早,又逃过一劫的村民便从屋裏走出来,开心地互道恭喜,並大肆庆祝!
演变至今,就成了过年要在门上贴红色的春联、放鞭炮、守岁以及见面互道恭喜的习俗了。

Difficilmente in una famiglia capita l’occasione in cui grandi e piccini passino le vacanze insieme, e nel felice giorno della vigilia di Capodanno si sta coi propri figli facendo gare di narrazione di storie, giudicando accuratamente ed esaminando chi tra i famigliari racconta la più piacevole:

La leggenda di Nian (Anno)

Il leggendario “Nian” (Anno) era un enorme mostro feroce con una grande testa e una grande bocca, siccome il cibo [già normalmente] non era sufficiente, la scarsità invernale lo induceva ad uscire per mangiare le persone.
A causa del terribile “Nian”, gli abitanti del villaggio avevano molta paura, e avevano cercato ogni mezzo per sbarazzarsi di lui senza riuscire a trovare nessun buon sistema applicabile.
Arrivato l’ultimo giorno dell’anno, quando tutto è statico e tutti cercano un luogo in cui ripararsi, un bambino distratto andò a sbattere contro la campana d’ingresso del villaggio e spaventando tutti gli abitanti del villaggio cominciò a gridare, così che anche gli altri bambini cominciarono a piangere a dirotto; e mentre nelle case nessuno sapeva cosa fare, “Nian” apparì, spaventando ovviamente i bambini che avevano già smesso di piangere e che ora ricominciarono. Così gli abitanti del villaggio nascosti per accudire i bambini che piangevano, vennero fuori uno alla volta circondando “Nian”, accendendo anche un furioso incendio, procurando a “Nian” una paura tale che lo fece ritirare nel profondo delle montagne, dopodiché le persone così sopravvissute si congratularono l’un l’altra: “Congratulazioni! Siamo fuggiti alla minaccia di “Nian”!” Successivamente si è anche scoperto che “Nian” teme il colore rosso, la luce del fuoco e i forti rumori; quindi ogni famiglia, ad ogni inverno, si riuniva per la cena della notte della veglia, appendeva una tavoletta di mogano rosso fuori dalla porta, accendeva un grosso fuoco e produceva un forte rumore sbattendo pentole, padelle e altri strumenti, in modo da spaventare la bestia “Nian”.
La mattina dopo, gli abitanti del villaggio sfuggiti al pericolo uscivano dalle proprie case, felici per congratularsi l’un l’altro e festeggiare!
Ora questa festività si è sviluppata e semplicemente a capodanno si appendono distici rossi fuori dalla porta, si fanno scoppiare petardi e si sta svegli tutta la notte per il veglione così come è costume riunirsi per congratularsi.

Lo Stato di Dio di Silvia Di Giacomo 27/03/2018

Amazon.it: Lo Stato di Dio - Di Giacomo, Silvia - Libri

Ho avuto l’onore e il piacere immensi di leggere questo testo in una sorta di “anteprima” dal titolo discutibile ma, mi dicono, imprescindibile: 2031. Amore peccaminoso, pubblicato dall’autrice in altra collana e con altre caratteristiche.

Certo, dal punto di vista del mercato editoriale il titolo è azzeccatissimo, dovrebbe portare (ma questo solo l’editore ce lo potrebbe confermare) a molte vendite. E se lo meriterebbe, nonostante questo titolo che io continuo a ritenere inopportuno.

Non tanto per il titolo in sé, quanto perché stride in modo clamoroso con la densità umana di questa narrazione.

Partiamo dal principio. Silvia Di Giacomo nasce come Leonarda Morsi e come scrittrice di erotici. Ora, io vorrei evitare di aprire una lunghissima e oziosa  parentesi sul mondo della narrativa erotica contemporanea, semplicemente fidatevi di me, del fatto che qualcosina ne so e che posso senza nessuna esitazione sostenere che la scrittura di Leonarda è toccata dal divino, anche nell’erotico.

Ma 2031 non era nato come erotico. Era nato come romanzo distopico in cui si inserivano, necessariamente, vista la trama, anche storie d’amore e di erotismo; ma per il semplice fatto che l’erotismo è parte integrante della nostra vita, come lo è mangiare, respirare, pensare, esistere.

L’editoria contemporanea però ha bisogno di argomenti convincenti per lettori che per lo più sono (o sono ritenuti) sciocchi e/o allocchi. Quindi questo libro ibrido, un po’ distopico, un po’ erotico, non avrebbe trovato collocazione.

Dunque è stata fatta una doppia operazione: da un lato 2031. Amore peccaminoso, di Leonarda Morsi, edito da Pizzo Nero, e dall’altra Lo Stato di Dio, di Silvia Di Giacomo, edito da Foschi.

Mentre nel primo i personaggi, grazie alla maestria di Leonarda, sono profondamente tridimensionali, e le caratteristiche psicologiche si giocano su piani diversi che si completano a vicenda come i pezzi di un puzzle, nel secondo, la parte politica, sociale e distopica ha molto più spazio ed è molto meglio organizzata e sviluppata.

In breve, per quanto mi riguarda, sarei stata più felice se Lo Stato di Dio avesse potuto godere di tutti questi elementi insieme, avrei preferito che l’editore avesse puntato su un pubblico di lettori più consapevoli, meno sciocchi, più esigenti, più colti e intelligenti. Almeno abbastanza da comprendere quello che Silvia ci propone.

Ma veniamo al libro (e, perdonatemi, ma io mi riferisco, da ora in poi, ad entrambi i testi come fossero uno).

Abbiamo detto che è una distopia, quello che non abbiamo detto, ma che si evince da parte del titolo della prima versione, è che è una distopia costruita su un futuro veramente prossimo.

È una distopia che spaventa proprio perché parte da presupposti reali, già esistenti e che viviamo ogni giorno nel quotidiano. Mentre lo si legge non si può fare a meno di pensare che potrebbe accadere veramente e questo pensiero non molla il lettore mai, lo tiene inchiodato lì, con quel terrore, fino all’ultima pagina.

Davvero pensiamo che non sarebbe possibile immaginare un’Europa con le periferie trasformate in favelas che servono da rifugio a una quantità di migranti che i vari Stati europei non saranno più in grado di integrare e gestire?

Davvero pensiamo che l’Italia, cattolica, bigotta e ancora fascista (sì, ancora fascista) non potrebbe reagire con un colpo di Stato organizzato dalle falangi più potenti e sotterranee della Chiesa?

In questo quadro si muovono alcuni meravigliosi personaggi che vivono storie d’amore rese praticamente impossibili dalle nuove leggi pontificie.

Ci sono momenti cupi, un cui torna alla memoria, come un rigurgito di sottofondo, la triste storia della Valery di V per Vendetta, giusto un attimo, quel tanto che basta per farvi capire quale brutto clima si respira in questa realtà immaginata da Silvia e davvero poco, pochissimo, distante dalla concreta possibilità di realizzarsi.

Qui mi occorre fare una precisazione, il consulente legale di Silvia che è stato suo consulente per poter costruire una realtà giuridica credibile, ci rassicura che in Italia, con la splendida Costituzione che ci hanno regalato uomini di cultura e spessore come temo non ne avremo

mai più, tutto quello che Silvia prospetta sarebbe praticamente impossibile. Quindi tranquillizzatevi. Voi. Se ce la fate. Io rimango dell’idea che tutto quello che Silvia ha scritto potrebbe accadere da un momento all’altro, nonostante le rassicurazioni del suo consulente.

Potrei a questo punto fare un cenno ai vari personaggi, che sono tanti e tutti interessanti e funzionali allo sviluppo della trama, ma lo trovo inutile. Inutile perché spero che chi mi legge in questo momento abbia l’apertura mentale necessaria a immaginare coppie gay, coppie miste, coppie con separazioni e divorzi alle spalle, l’immaginazione per supporre che possano nascere fortissimi legami di amicizia e supporto tra genti di diverse nazioni e culture. Scopriteli da soli i personaggi, sarà più divertente.

Quello che colpisce di questa storia, come già detto, è più che altro la assoluta plausibilità, ma non solo.

Ho apprezzato molto, e mi ha quasi divertita, questa specie di legge del contrappasso per cui milioni di italiani che ad oggi criticano aspramente il mondo arabo in quanto incapace di separare lo Stato dalla Religione, sarebbero (e sono sicura che lo sarebbero davvero) capaci di accettare le stesse condizioni di abolizione della laicità dello Stato e della libertà della persona purché questo avvenga sotto una bandiera religiosa che considerano accettabile.

È assurdo, verosimile e terrificante.

Ed è coraggioso. Silvia ha messo in campo temi scottantissimi. Questo libro meriterebbe molta attenzione e parecchio successo, meriterebbe di essere letto da tutti, di essere letto nelle scuole, di essere regalato alle biblioteche. La gente deve capire cosa stiamo rischiando, quale potrebbe essere una delle possibili conseguenze dei nostri atteggiamenti di chiusura e di ancoraggio a retaggi medievali, oscurantisti, e, permettetemi, trogloditi, come la religione.

Brava Silvia!

E brava Leonarda!