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Ora posso: perché? Per chi?

Non è una storia rassicurante. È una storia necessaria.

Viviamo convinti che certe dinamiche appartengano agli altri. Che noi sapremmo riconoscerle. Che noi sapremmo fermarle. Ora posso mette in discussione questa certezza. Mostra come una relazione possa cambiare forma, lentamente, fino a diventare qualcosa che non avevi previsto. E come, a volte, non ci sia il tempo di tornare indietro.

Una storia che riguarda tutti

Non è un libro “per vittime”. Non è un libro “per esperti”. È un libro per chiunque voglia capire come funzionano davvero certe dinamiche: sottili, quotidiane, normalizzate. Quelle che non fanno rumore, ma scavano. Quelle che possono coinvolgere chiunque, indipendentemente da forza, intelligenza o esperienza.

Perché l’ho scritto

Perché certe storie non si possono raccontare con leggerezza. E non si possono ignorare. Ho scelto di dare voce a un percorso che spesso resta invisibile, fatto di segnali piccoli, di frasi che sembrano niente, di gesti che passano inosservati. Un percorso che, se non viene riconosciuto, può portare molto più lontano di quanto immaginiamo.

Cosa rende “Ora posso” diverso

Non offre consolazioni. Non addolcisce. Non promette un lieto fine. È un libro che chiede al lettore di guardare in faccia la complessità delle relazioni umane quando smettono di essere sane. E di farlo senza filtri.

A chi parla

A chi vuole capire. A chi ha vissuto qualcosa di simile e non ha mai trovato le parole. A chi pensa che “a me non succederebbe mai”. A chi sa che la realtà è più sfumata, più ambigua, più pericolosa di quanto spesso raccontiamo.

Una frase dal libro

(Quando vuoi, me ne mandi una e la rifiniamo insieme.)

Perché leggerlo

Perché certe storie non servono a rassicurare. Servono a far luce. E a ricordare che riconoscere i segnali non è un esercizio teorico: è una forma di protezione.

Perché acquistarlo in prevendita

Scegliere la prevendita di Ora posso non è solo un gesto pratico: è un modo concreto per sostenere un progetto necessario. La prevendita aiuta l’autrice a dare forza a una storia che parla di dinamiche reali, spesso ignorate, e contribuisce a portare attenzione su un tema che riguarda più persone di quanto siamo disposti ad ammettere. Chi lo acquista ora lo riceve prima degli altri e a un prezzo ridotto, ma soprattutto partecipa alla diffusione di un messaggio che merita spazio, ascolto e consapevolezza.

Ora posso

Perché acquistare il mio libro in prevendita è una scelta intelligente

La prevendita non è solo un anticipo sul lancio: è il momento in cui un libro inizia davvero il suo percorso, e chi sceglie di acquistarlo ora fa parte della sua storia fin dall’inizio.

Ecco perché comprare il mio libro in prevendita è una scelta che ha senso, per te e per il progetto.

1. Lo ricevi prima degli altri

Chi acquista in prevendita ottiene il libro non appena è disponibile, senza attese legate alla distribuzione. È il modo più rapido per averlo tra le mani.

2. Sostieni direttamente il lavoro dell’autrice

La prevendita è il momento in cui il supporto dei lettori conta davvero. Acquistare ora significa dare forza concreta al progetto, valorizzare il lavoro che c’è dietro ogni pagina e contribuire alla buona riuscita del lancio.

3. Aiuti il libro a emergere

Le prevendite hanno un peso reale: influenzano la visibilità del titolo, la sua posizione nei cataloghi e l’attenzione che riceve nei primi giorni. Ogni copia acquistata in questa fase contribuisce a farlo partire con il piede giusto.

4. Entri nel progetto prima che diventi “di tutti”

La prevendita è un momento più intimo, meno affollato, in cui il libro non è ancora ovunque. Chi lo acquista ora lo fa per scelta consapevole, non per moda o per caso. È un modo diverso di leggere: più vicino all’autrice, più vicino al processo.

5. Sei parte delle prime presentazioni

Chi acquista in prevendita spesso è anche chi partecipa alle prime presentazioni, chi commenta per primo, chi dà vita al passaparola. È un ruolo attivo, non passivo.

La prevendita è aperta. Se vuoi leggere prima, sostenere un progetto indipendente e contribuire alla sua partenza, questo è il momento giusto.

Ordina ora la tua copia e fai parte del viaggio fin dall’inizio.

Grazie di cuore.

Laura

La mia esperienza con una casa editrice: fatti, non impressioni

Pubblicare un libro dovrebbe essere un percorso lineare: un contratto chiaro, condizioni definite, un lavoro condiviso.
La mia esperienza, invece, è stata un esempio concreto di quanto le premesse possano non corrispondere alla realtà operativa.

Al momento della firma avevo concordato con il direttore di collana un punto preciso: nessun obbligo di acquisto copie. Era una condizione essenziale e, formalmente, era stata accettata.

Quando è arrivato il momento di ordinare i libri per le presentazioni, però, mi sono trovata davanti a un fatto semplice: per avere le copie autore necessarie agli eventi, le uniche condizioni proposte erano economicamente insostenibili.
Le forniture in piccoli lotti avevano un costo tale da azzerare qualsiasi margine. In pratica, avrei dovuto promuovere il libro in perdita.

Per rispettare gli impegni già presi, sono stata costretta ad accettare l’acquisto di cento copie in modalità rateale. Non perché fosse una scelta logica o conveniente, ma perché era l’unica opzione che mi permettesse di avere un prezzo meno penalizzante.

Questa situazione non corrisponde alle premesse con cui avevo accettato di pubblicare.
Non è sostenibile per un autore, non è trasparente e non è un modello di lavoro che intendo ripetere.

Per questo motivo, una volta conclusa la gestione di questo titolo:

non collaborerò più con questa casa editrice

non indirizzerò più verso di loro alcun autore che seguo come editor

Ho già portato due scrittori a pubblicare con loro, convinta di offrire un’opportunità. Oggi non potrei farlo con la stessa responsabilità professionale.

Questa non è una polemica.
È una testimonianza basata su fatti concreti, utile a chi sta valutando percorsi editoriali simili.
Ognuno tragga le proprie conclusioni.

Da noi

“Queue”, si dice, per salire sul bus,
“A Modena non si fa così”,
si avvicina e mi sussurra
“Ti rivelo un segreto:”
lo guardo curiosa
ho diciannove anni, del mondo so nulla
“Modena non è il centro del mondo”
solo in quel momento, a Londra
imparai a viaggiare.

Il bus rosso - Londra

Claudicante

“Effetto Angelina Jolie” e prevenzione per il tumore della ...

I
Piegata da nausee
dovendo decidere
se sopportare il male
o vomitare bile,
ai miei nemici in quei momenti
non ho avuto coraggio
di augurare altrettanto.
Sì, me l’avevano salvata la vita
ma che vita? Gemere in quello strazio.

II
Mi hai cambiato il passo fottuto cancro,
hai lacerato tu la mia esistenza
e torni a seppellire quella che fui
amputata nel corpo,
nella percezione di me
e nella tolleranza del dolore.
Fortunata? Forse, la gente dice,
ma zoppico di una vita distrutta.

Specchi precisi

«Cazzo, è proprio impietoso quello specchio: sono riuscita a contare uno per uno tutti i miei capelli bianchi!» dice Sara uscendo dal bagno del bar, rivolta a Sonja. «È molto preciso» risponde lei con un sorriso sghembo «poi, sai, ultimamente li fanno sempre più precisi, e più passa il tempo più sono precisi.»

Frida Viva la vida recensione - MadMass.it

Sara ride ma detesta specchi e fotografie.

Da piccola si metteva a piangere quando la obbligavano davanti all’obiettivo.

Da piccola si arrossava le gote a forza di sfregare dopo che l’avevano baciata. Perché poi tutti avevano questa mania di baciarla?

Da piccola quando piangeva si guardava allo specchio, certi moccoli catarrosi che scendevano dal naso e gli occhi gonfi e rossi e spazzar via tutto con le maniche, che tanto è uguale. L’avevano fatta arrabbiare che senso aveva rimanere educata e non spazzarsi il naso con la manica? E stava lì, a guardarsi piangere finché non aveva consumato tutto il sale che aveva in corpo.

Poi è diventata bella ma nelle foto veniva brutta, nessuno sa perché. Allora meglio evitarle le foto, anche se era bella.

Poi è diventata affascinante e non aveva bisogno di ritratti, che tanto tutti cadevano ai suoi piedi.

Poi ci fu quell’incidente e lì sì che ne ha dovuti fare di ritratti, alle ossa sgretolate, alle milze spappolate. E dopo l’incidente i capelli bianchi, che già ce n’erano prima, ma dopo quella notte erano arrivati come le cavallette.

E poi le rughe attorno alle labbra quasi avesse passato la vita corrucciata con le labbra a culo di gallina invece lo sa dio se aveva sorriso nella vita. Aveva amato la vita “che più di lei mai nessuno amò” e anche quando aveva pianto aveva sempre pianto stirando le labbra, disperata. Eppure quelle maledette rughe erano venute lo stesso.

«Voglio morire giovane» dice Sara a Sonja. «È già troppo tardi per morire giovani» replica l’altra col solito sorriso caustico.

Abbassa il capo, riflette un attimo e si rivede nei fotogrammi della sua vita passata. Non le resta che far pace con le vecchie fotografie, constatare che non era venuta poi così brutta come credeva e farsi fare una trasfusione di vita direttamente dal passato.

La città invisibile

Qui manca

Quella puzza di fogna,

non una qualsiasi.

E le cacche di cane

spiaccicate per terra.

E gli sputi e il berciare delle donne

Nostalgia, non tanto dell’acqua,

ma dei suoi riflessi sui muri e sui marmi

e del suo civettuolo sciacquettio.

Di quel vento bastardo che trascina

tanta sabbia sotto ai letti e tra i denti,

del boato costante                             

di quel ridicolo Adriatico.

E intorno a questa bellissima casa

quel che non c’è

è tutta quella città

e la puzza dei suoi canali.