Specchi precisi

«Cazzo, è proprio impietoso quello specchio: sono riuscita a contare uno per uno tutti i miei capelli bianchi!» dice Sara uscendo dal bagno del bar, rivolta a Sonja. «È molto preciso» risponde lei con un sorriso sghembo «poi, sai, ultimamente li fanno sempre più precisi, e più passa il tempo più sono precisi.»

Frida Viva la vida recensione - MadMass.it

Sara ride ma detesta specchi e fotografie.

Da piccola si metteva a piangere quando la obbligavano davanti all’obiettivo.

Da piccola si arrossava le gote a forza di sfregare dopo che l’avevano baciata. Perché poi tutti avevano questa mania di baciarla?

Da piccola quando piangeva si guardava allo specchio, certi moccoli catarrosi che scendevano dal naso e gli occhi gonfi e rossi e spazzar via tutto con le maniche, che tanto è uguale. L’avevano fatta arrabbiare che senso aveva rimanere educata e non spazzarsi il naso con la manica? E stava lì, a guardarsi piangere finché non aveva consumato tutto il sale che aveva in corpo.

Poi è diventata bella ma nelle foto veniva brutta, nessuno sa perché. Allora meglio evitarle le foto, anche se era bella.

Poi è diventata affascinante e non aveva bisogno di ritratti, che tanto tutti cadevano ai suoi piedi.

Poi ci fu quell’incidente e lì sì che ne ha dovuti fare di ritratti, alle ossa sgretolate, alle milze spappolate. E dopo l’incidente i capelli bianchi, che già ce n’erano prima, ma dopo quella notte erano arrivati come le cavallette.

E poi le rughe attorno alle labbra quasi avesse passato la vita corrucciata con le labbra a culo di gallina invece lo sa dio se aveva sorriso nella vita. Aveva amato la vita “che più di lei mai nessuno amò” e anche quando aveva pianto aveva sempre pianto stirando le labbra, disperata. Eppure quelle maledette rughe erano venute lo stesso.

«Voglio morire giovane» dice Sara a Sonja. «È già troppo tardi per morire giovani» replica l’altra col solito sorriso caustico.

Abbassa il capo, riflette un attimo e si rivede nei fotogrammi della sua vita passata. Non le resta che far pace con le vecchie fotografie, constatare che non era venuta poi così brutta come credeva e farsi fare una trasfusione di vita direttamente dal passato.

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in/certe impronte

By Laura Massera, born in 1971 in Modena, Italy. Degree in Chinese Languages and Civilisations from Ca' Foscari University, Venice, Italy. A freelance editor and language teacher since 2006, she opened her own business called IN/CERTE IMPRONTE (translation: un/certain footprints) this year. Occasionally a writer, she loves literature publishing and everything related to Chinese culture, in particular the game of Wei Qi (aka Go) and northern Chinese cuisine.

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