La luce della luna entrava dalla finestra spalancata per il caldo.
Francesco, il cuore troppo colmo di sgomento per riuscire a dormire, si era acceso una sigaretta e si era affacciato a osservare la luna.
Cosa sarebbe successo ora?
Sì, avevano fatto l’amore alla fine, sì, era rimasta a dormire lì da lui, era ancora lì, nel letto, che respirava piano e ignorava la sua agitazione.
Era stata una bella serata, tutto era andato come aveva stabilito, persino il dolce era perfetto. Sì, ok, tutta la cena – che gli era costata un occhio della testa.
E poi, fortunatamente, era infine riuscito a essere puntuale, nonostante la giornataccia che aveva avuto.
Proprio per un soffio
non era arrivato in ritardo, non se lo sarebbe mai perdonato.
Quel maledetto tossico gli aveva fatto perdere un sacco di tempo, proprio in casa sua doveva venire a schiattare?

Sara non doveva assolutamente venire a sapere della sua doppia vita e quella era la sua serata, la serata in cui fin
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ente lei avrebbe ceduto alle sue lusinghe, la serata in cui la mosca sarebbe finita nella tela pazientemente costruita dal ragno in settimane e settimane di uscite e corteggiamenti, non potev
a permettere a un tossico morto di rovinargli tutto.
Un conto è gestire traffici, un conto è farsi. Non aveva mai avuto rispetto per i tossici.
Quel pomeriggio, Schizzo, contravvenendo a tutte le regole che da sempre Francesco aveva imposto, era venuto fino a casa sua perché, dopo essere stato derubato da una banda di gente più cattiva di lui, temeva che Francesco gli avrebbe come minimo tagliato una mano. Solo che prima di andare si era “ricaricato”, per farsi coraggio e, niente, aveva esagerato, e gli era venuto un colpo.
Difficilissimo trovare René e sistemare la faccenda, per fortuna i cocainomani infartuati non puzzano di vomito e schifo come gli eroinomani. L’unico problema era che era successo in pieno giorno, ma questo non era un problema suo, era un problema di René.
Tutto il riposo guadagnato in quella lunga mattinata di sonno che si era concesso era svanito nel pomeriggio.
Affacciato alla finestra ripercorreva tutti i passi della giornata andando indietro nelle ore, perché in cuor suo avrebbe voluto che tutta la sua vita parallela fosse rimasta fuori in quella giornata che doveva essere così speciale. Quel giorno doveva essere il “loro giorno” e basta.
Si era svegliato tardi, cercando appunto di recuperare le energie che voleva dedicare a Sara, aveva fatto un’ottima abbondante colazione e avrebbe trascorso il pomeriggio a sistemare i dettagli, andare dal barbiere eventualmente, comprare un piccolo presente. I fiori non erano un problema, li aveva fatti arrivare direttamente a casa.
Niente, Schizzo aveva rovinato tutto.
Un fruscio alle sue spalle lo distolse dai suoi pensieri, Sara si avvicinò e mordendogli il lobo sinistro gli disse, in un sussurro «Sono davvero felice».
In un istante Schizzo, René, le consegne svanite insieme ai soldi, gli impegni del giorno dopo, evaporarono dal suo cervello lasciando spazio ad una felicità che non aveva mai provato prima.
Dopotutto, era andata bene anche così.
