La mia esperienza con una casa editrice: fatti, non impressioni

Pubblicare un libro dovrebbe essere un percorso lineare: un contratto chiaro, condizioni definite, un lavoro condiviso.
La mia esperienza, invece, è stata un esempio concreto di quanto le premesse possano non corrispondere alla realtà operativa.

Al momento della firma avevo concordato con il direttore di collana un punto preciso: nessun obbligo di acquisto copie. Era una condizione essenziale e, formalmente, era stata accettata.

Quando è arrivato il momento di ordinare i libri per le presentazioni, però, mi sono trovata davanti a un fatto semplice: per avere le copie autore necessarie agli eventi, le uniche condizioni proposte erano economicamente insostenibili.
Le forniture in piccoli lotti avevano un costo tale da azzerare qualsiasi margine. In pratica, avrei dovuto promuovere il libro in perdita.

Per rispettare gli impegni già presi, sono stata costretta ad accettare l’acquisto di cento copie in modalità rateale. Non perché fosse una scelta logica o conveniente, ma perché era l’unica opzione che mi permettesse di avere un prezzo meno penalizzante.

Questa situazione non corrisponde alle premesse con cui avevo accettato di pubblicare.
Non è sostenibile per un autore, non è trasparente e non è un modello di lavoro che intendo ripetere.

Per questo motivo, una volta conclusa la gestione di questo titolo:

non collaborerò più con questa casa editrice

non indirizzerò più verso di loro alcun autore che seguo come editor

Ho già portato due scrittori a pubblicare con loro, convinta di offrire un’opportunità. Oggi non potrei farlo con la stessa responsabilità professionale.

Questa non è una polemica.
È una testimonianza basata su fatti concreti, utile a chi sta valutando percorsi editoriali simili.
Ognuno tragga le proprie conclusioni.

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in/certe impronte

By Laura Massera, born in 1971 in Modena, Italy. Degree in Chinese Languages and Civilisations from Ca' Foscari University, Venice, Italy. A freelance editor and language teacher since 2006, she opened her own business called IN/CERTE IMPRONTE (translation: un/certain footprints) this year. Occasionally a writer, she loves literature publishing and everything related to Chinese culture, in particular the game of Wei Qi (aka Go) and northern Chinese cuisine.

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